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Royal Ultra Sky Marathon 25 luglio 2010
Scritto da Vittorio Duregon   
Giovedì 16 Dicembre 2010 10:27

 

 

3° EDIZIONE DELLA ROYAL ULTRA SKY MARATHON

25 luglio 2010 

 

 traguardo_2010 vitt x gare

     Ho già raccontato la ROYAL 2009, ho poco da aggiungere sulla sua originalità e sul percorso. Almeno per quanto riguarda il percorso fino al Vallone del Carro. 

Può essere utile semmai qualche piccola accentuazione.

E poi dedicarci alla parte nuova del Finale di gara.

 

Colle dei Becchi,

discesa, pressi Bivacco Ivrea e Alpe la Motta 

 


     Sulla carta il Colle fa paura. Però è un fuori categoria… all'inizio di tappa.  Se sei preparato per la ROYAL, questo colle lo devi letteralmente 'spianare'. Il  brivido di inizio gara lo devi sentire solo in cima, quando inizi a scendere sul nevaio.

     La discesa cambia molto a seconda dell'innevamento. Quest'anno c'era poca neve ed è affiorata una difficile  pietraia con grossi blocchi di granito, in mezzo ai quali siamo scesi con grande cautela. In fondo, l'attraversamento del torrente, a me non riesce proprio. Anche quest'anno entrambi i piedi in acqua, ma non mi spavento, non è più un problema, anzi, mi sono rinfrescato.

Difficile nel pianoro individuare la traccia giusta se non ci sono continue bandierine a vista.

Questo tratto va curato con particolare attenzione.

     Quest'anno, godendomi il panorama, ho notato proprio di fronte a me, dopo l'Alpe la Motta, la famosa Cresta e Parete dei Prosces, scoperta dai rocciatori alla fine degli anni 80.

Sarebbe bello fermarsi un attimo e guardarsi alle spalle, si  vedrebbe il disegno inconfondibile dei tre Becchi  della Tribolazione, visti da Ovest. Una foto rara.


Alpe la Bruna, Bocchetta del Ges, Alpe Breuil

 

     L'Alpe la Bruna è un posto bellissimo. Pianoro alluvionale, ricco di acque e lussureggiante di verde. La Bocchetta del Ges è invece arida. La strada di Caccia è franata in più punti, anche qui bandierine indispensabili sia in salita che nella discesa che è ripida e praticamente tutta fuori sentiero. Il tratto dal gran Piano all'Alpe  Breuil, è di nuovo esaltante. L'avevo chiamato il Grande Traverso.  Le foto bellissime fatte ai  primi, ma  soprattutto quelle dove c'è Camarda da solo, mi danno ragione.

     Io ho  mangiato molto mentre superavo il pianoro del Breuil. Sarà che all'incirca era ora di pranzo, però è indispensabile iniziare il Colle della Porta con il pieno di benzina.

Con fatica ho mangiato un panino con prosciutto che mi ero portato nello zainetto e una  barretta energetica  oltre che il parmigiano e la frutta secca presi al ristoro. Inoltre acqua e sali, che aiutano anche a deglutire.

Dopo che avevo mangiato pensavo: ho  fatto la  cosa più importante che dovevo fare.

E sono salito veramente sereno.

 

Colle della Porta , Lillet, Colle della Terra, Bastalon

 

     Il Colle della Porta si conferma gigantesco e bellissimo. La strada Reale che lo percorre è ottimamente  conservata, aiuta molto a salire.

     Lo scorcio del Lago Lillet visto salendo al Colle della Terra, è una delle immagini più belle che io conosco.

In cima al Colle della Terra e nel tratto successivo verso il Nivolet, c'è sempre molta gente. E' uno dei sentieri più frequentati del Parco. Seduto su un pietrone vedo Bartolomeo Nicolinti, una colonna del giro delle marce alpine, non  può fare distanze extralunghe per via del ginocchio.

'Ciao grande'. 'Grande tu !' mi dice. Un sorriso e via in corsa!

     Questo è un lungo tratto in discesa, però bisogna ancora gestirsi. Ho avuto difficoltà a tenere il ritmo di due concorrenti che mi avevano raggiunto e invece, passato questo tratto passerò ancora avanti io, fino alla fine.

 

Dal  Bastalon  al  Vallone  del  Carro

 

     Qui di nuovo le bandierine sono importantissime quando si esce dal sentiero principale per svoltare a u sulla sinistra. Ho visto un gruppetto di cinque concorrenti che tornavano indietro. Erano arrivati fino all'asfalto nei pressi del Serrù…

E lo stesso dicasi nel tratto successivo, una lunga serpentina in discesa, su una vecchia strada sterrata, ormai invasa e quasi nascosta dall'erba.

     E così siamo arrivati al ponte Carro. Da qui in poi entriamo nella parte finale della gara, quella con il percorso nuovo.

 

Il nuovo finale della ROYAL

 

Dal ponte Carro al Traguardo, attraverso il Rifugio Jervis e il Col di Nel

 

     Il  primo tratto è lo stesso dell'anno precedente. Ottima la scelta di rasare i cespugli intorno alla traccia di sentiero. Così è visibilissimo e si procede a cuor leggero in piano e leggera discesa.

Ad un certo punto però, nei pressi di Chiapili di sopra, le bandierine prendono una traccia sulla destra e il  sentiero inizia a salire in mezzo ad un bosco di larici e rododendri. Pendenza costante, anche se non proibitiva, lunghi dritti, nessun tornante. Bellissimo bosco, e molto apprezzato, direi, dopo il regno minerale dei 40 km  precedenti. Bastoncini indispensabili.

     Si sale a lungo, si passa l'Alpe Montejousir e alla fine il bosco si dirada, lasciando il posto ad un vasto spazio/altipiano aperto, ricco di acque e colonizzato da una bassa vegetazione rigogliosa. Come fondale, vicinissimo, il ghiacciaio di Nel e lo scuro versante Nord della Levanna orientale. Qui si vede un alpeggio, mucche che pascolano.

     In alto a circa 1 km. una serie di piccole costruzioni, tutte uguali, modulari, sembrano baracche.

Sono i resti di una antica miniera.

     Il sentiero prosegue sempre diritto e passa sopra ad una zona di placche di roccia molto caratteristiche. 'Rocce montonate che affiorano dal suolo prativo', dice una guida. Sono aree di roccia di granito, liscie e in pendenza, più lunghe che larghe, enormi. Il percorso le prende al centro e le segue per centinaia di metri, sembra di essere su una portaerei. Inutile dire che appoggiati ai bastoncini, piegati in due, si è soggetti alla sindrome di Royal Robbins. Cos'è? Dopo giorni e giorni sulla granitica parete del Capitan, diceva che l'occhio riusciva a scrutare ogni più piccola rugosità della roccia. Dopo aver notato formiche, rigagnoli ferruginosi e altro, mi sono messo a pensare se c'erano affioramenti di quarzo, ed in effetti ho memorizzato due discrete venature.  Mi sto evidentemente sorridendo addosso, l'umore nonostante tutto è ancora buono e si cerca di  far  passare il tempo.

     Finalmente si arriva al punto più  alto, l'Alpe Truc, in una splendida  posizione  panoramica, poi una breve discesa porta alla conca del Rifugio Jervis.  Qui ottavo e ultimo posto di ristoro. Ormai bisogna attraversare il verde pianoro, bellissimo, sembra un prato inglese, e iniziare la salita al Col di Nel. Molto ripida, ma breve.

     Sull'ultimo tratto, in pietrisco, sento una voce femminile che scambia qualche battuta con un compagno di strada. E' Rosanna Mattè, che sta facendo un buon finale, come suo solito, e ha raggiunto ... Leonino,  con cui ho fatto lunghi tratti.

Penso: se Rosanna era dietro, allora non sto andando poi tanto male. Per la prima volta si affaccia l'idea di tenere la posizione. Mi impegno sulla salita, e in effetti non guadagnano più terreno. Passo sul colle da solo e mi avvio al piccolo trotto nella discesa .

Speravo di trovare un bel sentiero, e persino di vedere il lago dall'alto. La  realtà è una grossa delusione.  Il sentiero è difficile, ripido, ingombro di pietre, semicoperto da rododendri e bassa vegetazione. Molto impegnativo.  Si va piano, ci vuole pazienza ed elasticità. Per la seconda proprio non se ne parla.

 

img_9135 x gare     Rosanna mi raggiunge e mi supera, ma rimango agganciato. Facciamo un lung  tratto fin oltre l'Alpe la Mua. A questo punto il sentiero diventa più corribile, mi risollevo un po', c'è speranza che ci avviamo verso la fine. 

 

     La  nostra traccia si immette nel più ampio sentiero che porta al lago Dres. Lo prendiamo in discesa, in mezzo ad un bel bosco, e finalmente fra le fronde appare un esteso azzurro; è il Lago di Ceresole.  Il sentiero migliora, scende continuamente, si  va più veloci, comincio a vedere delle increspature sull'acqua.

Sono ormai vicinissimo al lago, esco dal bosco, sono su un tratto di asfalto. Scorgo il cartello che indica Villa Poma. Ad un trivio un addetto gara mi indica la strada e mi incoraggia: 'due chilometri'  'grazie!' 

 

     In sintesi che dire del nuovo finale? Per me la parte di ascesa è bellissima, un po' più normale, meno proibitiva della parte centrale della gara. Si sfiorano le Levanne, si aggiunge grandiosità all'itinerario. La discesa nella prima parte fa arrabbiare, però basta saperlo prima.

Certamente anche la discesa finale può essere molto selettiva a favore di chi vi si trova a proprio agio e ne ha  ancora.

 

     E' fatta! Nell'ultimo tratto non ho voglia di soffrire, come era successo l'anno scorso. Vado tranquillo. Incontro Ernesto Ceraulo, di Podoandando.net, che mi sta aspettando per le sue foto. Mi fermo, rifacciamo la foto.

 

     Proseguo ancora per poco. In fondo c'è l'arco rosso del Traguardo. Una corsetta composta e lo attraverso. Di là c'è Stefano Roletti, che fa lo speaker, amici podisti venuti a Ceresole, mia moglie.

Ancora  molta  gente.  

     Chiedo il tempo: 11 ore e 40”, rimango allibito. Come avrò fatto a tenere tanto così? 

Sembra che sia 30° assoluto, non male. 

Sono felice soprattutto perché sto proprio bene .

Evidentemente ero preparato. Nonostante un lombalgia fortissima nell'ultimo mese, tutta la stagione era stata  finalizzata a questa gara.

 

     Ho fatto centro nella gara che per me contava di più. Ed è già la seconda volta.

 

Un buon motivo, anzi ottimo, per continuare.

 

 

 

Torino 29.7.2010                                                                                                                                             Vittorio Duregon 

 

 

 

Commenti  

 
0 #2 Mazzino Mauro 2011-02-01 22:12
A proposito non trovo le indicazioni del tuo percorso ad anello della Sacra che hai proposto
Citazione
 
 
0 #1 Mazzino Mauro 2011-02-01 22:11
Bravo Vittorio
Ho letto attentamente il tuo racconto della RUSM.
Gli Orchi ti seguono e ti ammirano, tanto che quest'anno vorrei anche io venire a fare la corsa, trascinando qualcuno del gruppo.
A presto
Citazione
 

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