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ANELLO CON PUNTA DELL'AQUILA E IL COL DELLA ROUSSA / GRANDI ORIZZONTI PER I TRAILERS DELTORINESE
Scritto da Vittorio Duregon   
Mercoledì 16 Ottobre 2019 21:55

 

 

 Un percorso ad anello a due passi da Torino

 

 

 

UNA CAVALCATA SULL’ANTICO

CONFINE DI STATO DEL PIEMONTE

 

 

 

Alpe Colombino m 1258Punta Aquila m 2115,

Colle della Meina, Monte Uia 2158,Punta Sarasina,

Monte Bocciarda m 2213,Colle della Roussa m 2017,

Alpe Sellery Sup e Rifugio Fontanamura m 1726, Palazzina Sertorio m 1454,

case Colletto m 1141, Alpe Colombino 

 

 

 

 

 

 

DUE ESCURSIONI CLASSICHE IN UNA

 

La fiducia che riponiamo nello stile del trail e dello skyrunning, ovvero la corsa in montagna ad ampio raggio, ci porta a riconsiderare percorsi ultra classici, che ora, in questa modalità nuova, ci appaiono più ‘brevi’.

Troppo scontati, per appagare il nostro desiderio di montagna e di sport.

 

aquila

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo percorso che qui proponiamo prende in considerazione quello che è forse l’itinerario più conosciuto dai torinesi per prendere contatto con la montagna vera, la Punta dell’Aquila, m 2150, in Val Sangone , a due passi da Torino e molto visibile dalla pianura.

 

 

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Una escursione di tutto rispetto, molto frequentata in ogni stagione, partendo dal grande piazzale per le auto dell’Alpe Colombino.

D’inverno e in primavera è anche meta d’obbligo per ciaspole e scialpinismo.

 

 

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La Punta dell’Aquila è una delle vette, appena accennate,di una lunga cresta, che si sviluppa dal Colle del Besso,in bassa Val chisone fino al Colle della Roussa in media valle alle porte di Fenestrelle, e che la separa dall’altro grande bacino di questo territorio ,la Val Sangone.

 

 

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In linea d’aria questi colli sono vicini a Giaveno, il centro principle della Val Sangone, ed entrambi i i versanti sono molto ripidi. La quota media della cresta è oltre i 2000 m.  

 

 

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Saliti alla Punta dell’Aquila col nostro consueto passo allenato alla salita, in alternativa ad una veloce discesa sui nostri passi, proporremo qui di proseguire sulla cresta, lato destro, percorrendola per numerosi km fino ad arrivare al Colle della Roussa, meta finale di un altro classico itinerario che risalga integralmente la valle del Sangone.

 

 

 

 

 

 

 

Se l’Alpe Colombino si trova sulla grande dorsale che separa la valletta del Tauneri dalla valle effettiva del torrente Sangone, ora , al Colle della Roussa ci troviamo in un settore geografico tutto diverso in un’altra valle a poche centinaia di metri dalle sorgenti del Sangone.

 

 

 

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Per chiudere un anello e ritornare alle auto, dovremo discendere a lungo nella valle a fianco del torrente fino ad arrivare in mezzacosta su lato destro orografico di nuovo all’altezza dell’Alpe Colombino, ove risaliremo con una ultima breve salita finale.

 

 

Un itinerario lungo, tecnicamente non difficile, ma che richiede prudenza nel tratto di cresta, percorso da una esile traccia, il sentiero Cai 412.

 

 

 

 

 

Da effettuarsi in stile trail solo in condizioni asciutte e con ottima visibilità. Il lungo tratto di cresta, è percorso da una esile traccia, il sentiero Cai 412, segnalato da tacche bianche e rosse.

 

 Va seguito con pazienza ricordando che fa una deviazione sul selvaggio lato Chisone per tagliare la cima principale, il monte Bocciarda. Sono da evitarsi giornate con molte nebbie vaganti e terreno non asciutto.

 

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Nel complesso un itinerario impegnativo anche come tempo richiesto, sia per lo sviluppo ampiamente oltre i 20 km, sia perché corribile solo in qualche tratto sulla cresta e nella lunga discesa dopo il Colle della Roussa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ALPE COLOMBINO E GLI ANNI RUGGENTI DELLO SCI


Quando si arriva all’Alpe Colombino si rimane stupiti dal grande (e brutto) edificio adibito a bar-pizzeria-ristoro e dal il relativo immenso piazzale antistante.

 

 

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Così come salendo alla Punta dell’Aquila, un giovane di età inferiore ai 40 anni non saprebbe giustificare vari ruderi in cemento che si intravedono ancora sul percorso, strani reperti archeologici di una epoca comunque molto recente.

 Siamo nel contesto di una dismissione di un complesso sciistico degli anni d’oro dello sci come fenomeno di massa.

Gli impianti dell’Aquila, attivi dal 1961, costituivano un piccolo comprensorio di 20 km di piste con la quota massima degli impianti a punta Aquila , a 2110 m .

 Consistevano in una seggiovia monoposto che dal piazzale portava alla stazione terminale di Pian delle Lese a quota 1852.

Nel 1964 venne aggiunta una sciovia che portava alla Punta dell’Aquila.

Venne costruito un albergo con 120 posti letto e ristorante, il Grand Hotel L’Aigle,

mentre sull’altro lato del piazzale fu realizzata una baby sciovia, chiamata “Milly”, dotata anche di un servizio di illuminazione per le notturne.

Il progetto complessivo ebbe successo e giunse ad avere oltre 2000 frequentatori nei giorni festivi. Le foto e le numerose cartoline con il piazzale pieno di auto, quasi incredibili al giorno d’oggi, rimangono come testimonianza.

Con gli anni 80 però vennero anni difficili e la stazione iniziò a perdere colpi.

 

 

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Vi furono alcune annate di scarso innevamento, emerse una certa pericolosità della pista in particolari situazioni meteo, e sopravvenne alla fine degli anni 80 la necessità tecnica di rinnovare gli impianti.

 

 

 

A tutto questo si aggiunga infine la concorrenza portata dall’apertura dell’autostrada della Val di Susa. La chiusura definitiva avvenne nel 1994.

 

 

 

 

 

 

Va reso merito che la proprietà anche se in difficoltà ha attivamente collaborato per lo smantellamento quasi totale di ogni impianto, per cui la montagna è di nuovo godibile e restituita, quasi interamente, all’aspetto che avrebbe avuto senza questa incredibile parentesi dello sci.

 

 

 

 

IL COLLE DELLA ROUSSA

 

 

Un altro contesto leggermente straniante in questo percorso lo percepiamo calcando il Colle della Roussa.

Mentre si guarda il fondovalle verso est, ci si rende conto di essere molto vicini a Giaveno e a Torino, mentre alle nostre spalle, ancora più vicini, vediamo un altro fondovalle dove si intravedono gli abitati di Villaretto e Fenestrelle in Val Chisone.

 

 

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Valico molto conosciuto sin dall’antichità, citato spesso come uno dei possibili colli valicati da Annibale e Asdrubale, sarebbe bastato molto poco per crearvi una via di comunicazione tra Giaveno e l’alta Val Chisone della conca di Pragelato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ancora negli anni 60 girava il 'progetto strada Sestriere' già pronto di una strada si ripresentava nel libro dei sogni della classe politica regionale.

Il colle ebbe un ruolo importantissimo nei secoli in cui tutta la val Chisone, Pinerolo compresa, apparteneva al Delfinato, una regione parte del potentissimo Regno di Francia.

Il confine con il piccolo Ducato di Savoia correva proprio lungo la dorsale che dal Colle del Besso, in bassa valle, arriva al Colle della Roussa, alle porte dei tremila del Gruppo dell’Orsiera.

 

A presidiare il colle, una porta sempre aperta per le invasioni francesi, c’erano varie fortificazioni, tra cui il forte di San Maurizio, tuttora visibile su un alto dosso erboso tra l’Alpe Sellery Inferiore e quella superiore.

Questa importanza strategica cessò dopo il Trattato di Utrecht,nel 1713, quando tutta la Val Chisone passò al dominio dei Savoia in cambio dell’area di Barcellonette, e il confine ovest tra il Piemonte e la Francia, prese grosso modo la forma attuale, quella dello spartiacque tra i due versanti.

 

 

 

LA PALAZZINA SERTORIO

 

Durante la discesa incontriamo la  'palazzina Sertorio', una imponente costruzione in pietra fatta erigere all'inizio del secolo scorso in mezzo ai boschi come residenza per lo svago dal Cav. Sertorio, proprietario delle Cartiere di Coazze.

Non è qui il caso di raccontare i terribili fatti di guerra, scontri, distruzioni ed eccidi di civili, che avvennero nel periodo della Resistenza e delle campagne repressive nazifasciste nel territorio delle Prealpi tra Torino e Pinerolo.

Basti dire che la palazzina ne fu uno degli epicentri.

 

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Rifugio partigiano e sede di comando, così come i due alpeggi del Sellery, furono attaccati nottetempo  il 10 maggio del 1944 da un reparto di Alpen Jaeger tedeschi provenienti dal Colle della Roussa.

 

 

Ne seguì una battaglia dove molti partigiani persero la vita all'Alpe Sellery, mentre circa una sessantina, sospresi nel sonno  nella palazzina, riuscirono asseragliarsi tra le robuste mura, resistendo all'assedio e infine a sganciarsi col favore della notte e della nebbia, lasciando sul terreno un solo caduto.

 

 

Nei pressi dell'edificio un monumento ai caduti partigiani ricorda questo triste periodo.

 

 

 

 

IL FOTO PERCORSO

 

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Dal piazzale dell'Alpe Colombino risalire la ripida strada sconnessa , ex pista da sci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Arrivare in vetta alla Punta dell'Aquila

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Proseguire su pietrame  sulla cresta spartiaque seguendo le tacche bianco-rosse del sentiero Cai 412

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il sentiero è uno solo.  Seguirne la traccia, frequenti aggiramenti sul ripido lato sinistro,quello della Val Chisone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Superato il Monte Bocciarda, la cresta si apre in ampia prateria e una pista  conduce gradualmente al Colle della Roussa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Arrivo al Colle della Roussa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dal Colle della Roussa intraprendere la discesa verso l'Alpe Sellery Superiore che si intravede dall'alto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Rifugio Fontana Mura presso l'Alpe Sellery.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Proseguire la discesa  su traccia in mezzo al prato puntando direttamente al fondovalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Arrivati alla strada di fondovalle portarsi sul lato destro orografico attraversando  il torrente e immettendosi su una strada sterrata in salita .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Si arriva in breve alla palazzina Sertorio che si supera proseguendo verso il fondovalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il sentiero attraversa in successione i rii  provenienti da destra, Scravassone, Meinardo e Comba Secca .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Questo è l'obiettivo da raggiungere: Case Colletto .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ormai manca poco al traguardo.

Dopo case Colletto proseguire sul sentiero su prato in mezzacosta. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo poco, ad un bivio del sentiero, prendere il ramo di destra che si inoltra in mezzo al bosco in salita e che ci porterà in breve all'Alpe Colombino.

 

 

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(Fare attenzione a non perdere il sentiero, poco evidente nell'ultimo tratto, per non rischiare di arrampicarsi liberamente nel bosco fino all'Alpe Colombino sovrastante e arrivarci, per così dire, dai locali di servizio.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 TUTTE LE FOTO

 

 

 

 

 

 

 

 

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