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DA CONDOVE AL COLLOMBARDO / UN LUNGO SULLA MONTAGNA DI MOCCHIE E FRASSINERE
Scritto da Vittorio Duregon   
Sabato 21 Ottobre 2017 16:07

 

 

 

UN 'LUNGO' NEI

VALLONI DEL GRAVIO E DEL SESSI

 

 

CORRERE SUI MONTI DI

MOCCHIE E FRASSINERE

 

 

LA SECOLARE CIVILTA’ DEI CONTADINI DI MONTAGNA

ALLE PORTE DI TORINO

 SCOMPARSA NELL’EPOCA DELLE FABBRICHE E DELLO SCI

 

 

37 km           1900 D+

 

 

CONDOVE- Giagli-MOCCHIE-Gagnor-Bigliasco-Dravugna

Rocca-Prato del Rio-COLLOMBARDO-Pratobotrile-

Camporossetto-Bonaudi-MOCCHIE-Giagli-CONDOVE

 

 

 

Questo primo, di due itinerari dedicati,  permette di percorrere la parte centrale dell’ampio territorio di montagna che, come un grande anfiteatro, scende in bassa valle di Susa, dalla alta cresta spartiacque con la valle di Viù, convergendo su Condove.

 

mocchie a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due torrenti attraversano e scavano questo territorio. Il maggiore è il Gravio, che ha origine dal Monte Lunella, alto 2.771m, e che scende a valle con andamento sinuoso, occupando le parti sinistra e centrale orografiche del semicerchio, via via arricchito da tre robusti affluenti: il rio Balmosello, il rio Togno e il rio Puta, che formano altrettanti sotto valloni.

Sul lato destro orografico invece il Torrente Sessi ha scavato un profondo e rettilineo vallone che scende dallo spartiacque del Col Lombardo fino a Caprie per immettersi nella Dora Riparia, a poca distanza dalla immissione del Gravio stesso.

 

La secolare civiltà alpina di Mocchie e Frassinere

 

Condove è ora uno dei comuni più estesi del Piemonte, ed uno dei più popolosi della Val di Susa. La parlata è quella franco-provenzale, il patois.

Per secoli, e ancora fino alla fine del ‘800, Condove era stato solo un modesto paese di pianura, che aveva acquisito piano piano importanza come luogo di passaggio per i traffici del suo popoloso e ricco retroterra alpino, facente capo ai comuni di Mocchie e Frassinere.

mocchie chiesa

 

 

Ancora nel 1750 Condove contava appena 340 abitanti, ed aveva iniziato a crescere solo  da quando nel 1780, era diventato sede di mercato, ogni mercoledì, per facilitare proprio gli smerci e acquisti degli abitanti di Mocchie e Frassinere che abitualmente dovevano recarsi sino ai lontani mercati Avigliana, Giaveno, Susa, Moncalieri.

 

 

 

 

 

 

MOCCHIE con la sua grande parrocchiale

 

 

 

 

Da Condove, si dipartivano a raggera tre mulattiere centrali che portavano nel popoloso territorio dei comuni di Mocchie e Frassinere, frazionato in quasi un centinaio di borgate, collegate tra loro da una fitta rete di altre mulattiere ‘comunali’ e sentieri.

Tra queste borgate spiccavano per una maggiore consistenza  Maffiotto, Lajetto, Pratobotrile.

 

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Erano terre buone quelle che si aprivano ad ovest del Monte Civrari, infinitamente migliori di quelle aride e rocciose che contraddistin-

guono le prealpi torinesi dal Musiné a Lanzo,le terre al di qua del Colle del Lys.

 

 

 

 

 

 

Palazzo 

signorile a Mocchie

 

 

 

 

 

La seguente tabella rende l’idea dei pesi in gioco per quanto riguarda la numerosità di abitanti in Val di Susa:

anno 1560                    anno 1774

Susa            1.773           3.688

Avigliana       2.470           2.304

Mocchie       1.254           2.004

Frassinere    730              1.400

Condove       300             605

Bussoleno    977              1.159

 

Frazionata in migliaia di piccoli e grandi appezzamenti, capillarmente terrazzata, coltivata, e sfruttata in ogni possibile maniera, la montagna di Mocchie produceva tutto l’essenziale per sopravvivere:

nella parte bassa soprattutto frutta e vino nelle frazioni Giagli, Borlera, Ceretto, Siliodo, Rocchiera

nella parte mediana grandi quantità di cereali e fieno, animali da allevamento, unitamente ad ortaggi, noci e castagne, e non mancava qualche specialità, come le patate di Mocchie e ltrotee del Gravio

nella parte alta latte e formaggi pregiati negli estesi pascoli della piana del Collombardo  e alle pendici delle alte cime Sbaron, Grifone e Lunella.

 

 

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Fondamentale per tutto il sistema era l’efficienza delle bealere derivate dai due torrenti e dai rii principali; un articolato apparato di irrigazione a cui, in ogni borgata, si lavorava in modo comunitario, e terreno di accordi e talvolta contrasti tra borgate per la ripartizione dell’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Analogamente in modo comunitario si operava per la manutenzione dei sentieri e delle strutture religiose, chiese, cappelle, e piloni votivi.

 

 

 

 

Oppure per affrontare insieme i danni delle frequenti calamità naturali: non rare alluvioni dei torrenti, frane, valanghe, fuoco.

 

 

 

 

 In generale il ciclo della sopravvivenza era il seguente: dai prati e campi ben irrigati si traevano erba, fieno e cereali. Con il fieno si poteva nutrire il bestiame tutto l’anno, dal latte si traevano latte, burro e formaggi per le necessità alimentari primarie e per vendere o scambiare qualcosa di valore al mercato, onde rifornirsi di tessuti, sale, olio d’oliva, zucchero, strumenti e altri beni necessari.

 

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Era l’economia dei contadini di montagna, una sistema agro-silvo-pastorale, prevalentemente di pura sussistenza, dove bastavano due mucche,qualche pecora, un orto per mandare avanti poveramente una famiglia. Una struttura sociale dove però non mancavanoa dove non mancavano di certo robuste posizioni di proprietà, in terre o bestiame, che consentivano un certo benessere.

A cinquant’anni dalla sua apertura il mercato di Condove era diventato in breve il più importante mercato, bovino e generale, della provincia della valle di Susa.

 

 

 

Mocchie negli anni  '20 

da Giorgio Jannon Quando la montagna viveva 

Susa libri

 

 

 

 

 

A ridosso del settore primario dell’agricoltura e dell’allevamento, in cui ogni uomo e donna era naturalmente impatichito per far fronte ad ogni necessità (ad esempio ogni famiglia produceva il pane per sè nei forni comuni), esistevano numerose attività artigianali e imprenditoriali collaterali. 

 

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Alla fine dell’800, nel periodo di massima espansione demografica, censimento del 1881, nella montagna di Mocchie e Frassinere vivevano circa 4.500 anime, e c’erano almeno sei mulini, varie locande, e molti artigiani e professionisti variamente specializzati: calzolai, falegnami, muratori e scalpellini, trasportatori, carbonai.

 

Stagnino canavesano in borgata 

Grange nel 1948

foto Aldo Roberto  da Giorgio Jannon  op. cit

 

 

 

Nelle borgate principali arrivarono infine, a piedi o a dorso di mulo, le eroiche insegnanti della scuola pubblica, che trovavano ad attenderle decine di bambini (400 nell’anno scolastico 1930-31) e svolgevano un programma temporalmente limitato, prima che le intemperie dell’inverno o le necessità dei lavori agricoli di primavera sottraessero i bambini e ragazzi per le necessità della famiglia.

Il mercoledì si scendeva al mercato a valle; la domenica era dedicata alle funzioni religiose, alle feste, alle cerimonie, alla musica e al ballo.

Un mondo autosufficiente e pacifico, ma non chiuso e arretrato e che dava il suo corposo contributo a guerre nazionali estranee e lontane.

 

 

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Un mondo laborioso, attaccato alle proprie tradizioni e modi di vita comunitari, ma dove le angosciose scelte che vita proponeva erano anche sempre strettamente personali.

 

 

 

 

 

 

Tra queste l’emigrazione aveva un ruolo importante, sia per equilibrio demografico che per l’evoluzione culturale. C’era l’emigrazione giornaliera di chi, uomini e donne, agli albori dell’era industriale, scendeva a valle e risaliva, a piedi, tutti i giorni.

C’era l’emigrazione stagionale di chi scendeva nella piana di Torino per la mietitura e altri lavori di stagione.  C’era infine l’emigrazione vera e propria all’estero, anche questa stagionale verso la Francia, Lione in particolare, o irreversibile nelle Americhe o in Australia.

 

 

Il pendolarismo nell’era industriale e il tracollo nel secondo dopoguerra

 

L’avvento della ferrovia in val di Susa nel 1854, il miglioramento delle strade di fondovalle, il diffondersi a fine secolo di biciclette e delle prime automobili, cambiarono profondamente gli equilibri economici e demografici.

 

 

 

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Si consolidarono grosse realtà industriali, in particolare nei settori meccanico e tessile, che attirarono un gran numero di uomini e donne dalla montagna. 

 

 

 

A Condove si installò la Officine Bauchiero, poi Officine Moncenisio operante nel settore del materiale ferroviario, che arrivò negli anni 30 ad avere fino a 900 dipendenti prima di entrare in crisi.

 

 

 

 

La stessa parabola ebbero vari cotonifici  che, entrati poi in crisi, liberarono masse di manodopera provenienti anche da Rubiana, Avigliana, Bussoleno, Mattie, Novalesa, Susa, che con il treno sciamavano nelle fabbriche in piena espansione di Torino e cintura.

 

I comuni di Mocchie e Frassinere non superarono il maggio del1936.

 

 

 

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Sommersi dai debiti contratti per rendere carrozzabile la strada di collegamento con Condove, i due comuni furono soppressi dall’autorità fascista e unificati a Condove.

 

Ben presto si capì però che miglioramento di strade e collegamenti anziché limitare lo spopolamento della montagna, piuttosto lo favoriva ancora di più, come del resto è avvenuto nel 900 in tutte le valli della montagna piemontese.

 

 

 

 

Passaggio all'Alpe dei Rat

 

 

Il colpo di grazia vi fu nei primi 15 anni del secondo dopoguerra. Quelli della grande trasformazione 

dell'Italia da paese agricolo a media potenza industriale.

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Nonostante nel 1967 l’asfalto fosse finalmente arrivato fino a Maffiotto, e si fosse diffusa l’energia elettrica, l’economia della vita attiva in montagna non resse alle nuove opportunità di lavoro in fabbrica, alla Fiat e nelle numerose fabbriche dell'indotto auto.

 

Un lavoro più redditizio e meno faticoso, e che rendeva possibili modi di vita da sogno per uomini e donne. 

 

 

 

 

 

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Le irresistibili sirene

degli anni  60

 

 

 

 

 

 

 

 

In un quindicennio vi fu una diminuzione verticale della popolazione. Nell’anno scolastico 1969-70 gli alunni complessivi della valle del Gravio e Sessi erano scesi a 33.

 

 

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Prati, campi, boschi a poco a poco rimasero trascurati e infine abbandonati.

Chi più  trovava sensato portare su per i pendii la terra che la pioggia portava a valle, o  in primavera portare il letame con le ceste sulla schiena,compito soprattutto femminile, per preparare bene prati e campi terrazzati ? 

Le case e le borgate non più rinnovate e migliorate dalle nuove generazioni rimasero vuote,mute testimonianze della dura vita che si faceva appena pochi anni prima.

 

Fu una vera rivoluzione, tanto più radicale in quanto progressiva, spontanea e pacifica.

 

 

 

 

 

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Un mondo scomparve per sempre nella sostanziale assenza di adeguata sensibilità e risposta di tipo politico ai problemi che erano sorti in modo così incalzante nella vita delle popolazioni montagna.

 

 

 

 

 

 Campi incolti nei pressi di Borgata Grange 

 

 

 

 

 

Negli anni 60 e 70, nei politici tutti e nei media imperava la certezza dogmatica che il declino della montagna era irreversibile, e che lo si poteva fronteggiare solo con uno sviluppo complementare, quello del turismo di massa, e adattando il territorio alpino allo sport di moda, lo sci.

 

 

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Uno sviluppo che si svolse nelle modalità ben note di pendolarismo settimanale solo verso pochissime località dell’alta val di Susa, urbanizzazione dei migliori siti di montagna al di fuori di ogni controllo, sviluppo abnorme della seconda casa, cementificazione diffusa.

 

 

 

 

Gli alti pascoli del Collombardo

 

 

 

 

E oggi ? 

Oggi, incredibilmente, pochi decenni dopo, lo scenario è di nuovo cambiato,  e sembra dar ragione, a posteriori, a quelle voci critiche, dapprima isolate, poi quasi sentire comune ma irrimediabilmente etichettate come opposizione che chiedevano più indirizzo, più onestà intelletuale, più senso della collettività nelle scelte riguardanti l’uso del territorio.

Oggi, mentre sono ancora vivi numerosi anziani che ricordano di quando si batteva il grano sulla piazza antistante la chiesa di Mocchie e si organizzavano le corvées per la manutenzione dei sentieri, siamo costretti a prendere atto che la fase dell’industrialismo è già finita, così come quella degli affollati weekend dedicati allo sci.

 

 

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Drammaticamente priva di opportunità di lavoro, da ormai molti anni Torino sta lentamente perdendo abitanti, e di nuovo molti giovani sono costretti a cercare lavoro altrove.

 

Inoltre si è diffusa una nuova sensibilità ambientale che toglie appeal e valore al mondo dello sci e alle sue cattedrali, perlomeno nelle modalità in cui il fenomeno si è manifestato in Piemonte.

 

 

 

 

 

L'alpeggio della Tomba nuova  domina il  Vallone del Sessi

 

I monti di Mocchie e Frassinere invece non sono stati minimamente toccati da questi processi, il territorio è assolutamente rimasto integro.

E’ vero, qualche alpeggio e borgata, le più disagiate, sono state ormai stabilmente abbandonate e molti tratti dei vecchi sentieri e scorciatoie, in questo immenso territorio sono ora attaccati dalla vegetazione.

Gli abitanti sono continuati a calare e già nel 1972 nei due ex comuni non c’erano più di 500 abitanti ad abitarvi stabilmente.

 

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Però nei weekend d’estate la maggior parte delle borgate si ripopola ancora, si riaprono le case, molte negli anni recenti sono state recuperate e qua e là si lavora a renderne di nuove agibili e più confortevoli, anche se burocrazia e tasse inique su valori immobiliari oggettivamente molto modesti continuano a scoraggiare chi eventualmente possa immaginare di ritornare ad abitare in modo attivo in questi magnifici posti.

 

 

 

 

 

 

Negli alpeggi a 2000 metri diversi margari continuano ancora a produrre burro e tome straordinarie, percorrendo non più a piedi ma con i pickup la vecchia mulattiera, ora una bella carrozzabile sterrata che porta al Collombardo.

Difficile che ci sia qualcuno originario o discendente che sia amaramente pentito delle scelte fatte e rimpianga, se non per un comprensibile moto di nostalgia, la vita che si faceva lassù.

Così come è naturale se il bosco avanza e copre terreni e terrazzi periferici che un tempo erano tenacemente lavorati. Lo scenario è meno cupo e più favorevole ad un recupero.

 

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I mezzi, le tecniche e i prodotti dell’agricoltura sono in continua evoluzione. Le strade principali ci sono, le terre sono buone, non c’è più la pressione demografica.

 

Attualmente il comprensorio di Mocchie e Frassinere, vicinissimo a Torino, e da cui si gode una superba vista sulla bassa val Susa, Avigliana e sulla Sacra di San Michele, è una magnifica meta per mini gite fuori porta e villeggiatura, come anticamente si faceva.

 

 

 

Collombardo e Monte Civrari

 

 Quattro trattorie e un panificio

 

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In media montagna, in quella che era la fascia più ricca e abitata sopravvivono tutt’ora ben quattro eccellenti trattorie:

 

 

Pratobotrile   'Trattoria dei prati'

Mocchie    'Trattoria del sole'

Frassinere    'Osteria di Frassinere' 

Grange-Prarotto  'Trattoria Il Rododendro'

 

 

Cinghiale al civet, polenta concia, patate locali  

alla Trattoria dei Prati di Pratobotrile

 

A testimoniare la presenza di una buona tradizione di cultura gastronomica e una discreta frequentazione generale dell'area, perlomeno nei fine settimana.  

 

Da poco a Mocchie ha aperto 'Il Forno di Mocchie' condotto da una giovane coppia,Michela e Massimo, un panificio che può produrre anche da varietà prodotte localmente e molite con una propria macina a pietra.  Le quantità possibili sono per ora limitate (ev prenotare prima  al

338 5994080).

 

Sono pochi,per ora, i neo contadini-montanari, con nuove energie e idee.

O forse ci sono già e non  lo si avverte come un segnale di inversione di tendenza.

Però molte delle premesse necessarie ci sono, e non c’è dubbio che arriveranno, è solo questione di tempo.

 

 

 mocchie c

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'oblìo

 

Lo spopolamento avvenuto nelle valli alpine in Piemonte e l'esigenza di una nuova valorizzazione dei territori di montagna è argomento arcinoto, ma stranamente l'ampia letteratura finisce per riguardare solo le valli cuneesi e 'valdesi', a sud della Valle di Susa.  

Sono del tutto trascurate le valli di Lanzo, la valle dell’Orco,  la Val Soana e del Chiusella.

Per la val di Susa hanno brillato e brillano ancora i centri sciistici dell’alta valle offuscando la grave deindustrializzazione e l’impoverimento della valle media e bassa.

L’antico importante e pacifico polo di civiltà montanara rappresentato da Mocchie e Frassinere è

stato leetteralmente dimenticato, sparito da ogni memoria collettiva, se non in quella mesta e rassegnata dei diretti interessati e discendenti.

 

Bisogna dare atto a Giorgio Jannon, ricercatore e divulgatore di storia locale, di aver scritto nel lontano 1991 un formidabile libro, Quando la montagna viveva Storie di vita quotidiana sulla montagna di Condove  Ed Susa Libri, che ha aperto gli occhi sul mesto destino di Mocchie e Frassinere e sul suo significato.

Un destino sicuramente analogo a tanti altri, ma che per corposità e linearità dei processi intervenuti, è diventato un oggetto storico e, tutt’ora un laboratorio, di grande interesse.

 

 

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Due anni dopo l'uscita di questo libro, e forse non a caso, Mocchie fu scelta per ospitare un monumento,

finanziato dalla Regione, dedicato al ricordo della

Civiltà Alpina.

 

 

 

 E' la Donna col 'garbin', la cesta per i trasporti pesanti,

solitamente terra o letame, nell'incessante fatica di preparare al meglio campi e prati.

 

 

 

E' installata nella piazzetta davanti alla chiesa parrocchiale di Mocchie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PERCORSO

 

 

Come nostra abitudine il percorso inizia dal fondovalle, dove si può arrivare e lasciare l'auto velocemente. 

Qui lasciamo l'auto negli ampi spazi presso la seconda rotonda di Condove sulla

ss 24 per Susa, all'inizio della salita per Mocchie Frassinere Lajetto.

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Prima parte 

Si sale da Condove a Mocchie per via diretta risalendo in mezzacosta il corso del Gravio ed evitando la stretta e tortuosa strada asfaltata

 

Salire il largo rettilineo in sensibile salita e in cima immettersi sulla strada che sale a Mocchie. 

Fare però solo un centinaio di metri e inoltrarsi a sinistra in uno slargo  in corrispondenza di un ristorante (senza insegne)con ampi spazi per le auto.

Lo slargo diventa strada e va dopo pochi metri  verso un ponte sul Gravio.

Prima del ponte prendere a destra verso una casa con un grande cancello (è la centrale idroelettrica) e inoltrarsi in un viottolo visibile a sinistra del cancello.

Percorrere la traccia sull'erba per alcune decine di metri e stare attenti, ad una biforcazione, a prendere la traccia di destra, che ora diventa un sentiero in salita.

Ben presto si arriva al grande tubo della condotta forzata che alimenta la centrale elettrica. Risalire la condotta su una stretta scalinata sulla sinistra.

Andare avanti in salita ad oltranza superando anche una breve galleria e alcuni angusti sottopassi. terminati i gradini salire ancora lungo la condotta e, dopo aver lasciato sulla sinistra un frutteto e una vigna, uscire dal canale per inoltrarsi sulla destra in salita tra le case di Giagli. 

Arrivati sulla strada asfaltata principale della frazione prendere a sinistra , oltrepassando la predetta condotta, una piazzola panoramica, una insegna con l'indicazione 'Le Coste'.

Proseguire sempre diritti . Lo stradello asfaltato diventa ora una mulattiera che ben presto ci porterà nei prati sottostanti Mocchie e infine nella strada asfaltata all'ingresso del paese.

 

Seconda parte

Si sale da Mocchie al Collombardo attraversando numerose frazioni e alpeggi. Inizialmente strada asfaltata poi carrozazbile sterrata . Pendenza costante. Dopo il Colle degli astesani  si entra nell'alto bacino del Sesi.

 

Da Mocchie proseguire sulla strada asfaltata verso Frassinere .

Dopo circa 1 km e mezzo, subito dopo aver oltrepassato un alto ponte (sul Rio Puta) prendere sulla destra una strada asfaltata più piccola.

Un composito cartello indica  tutte le borgate soprastanti. Salita lunghissima con salita costante,

piacevole con scenari che cambiano continuamente con la quota e panorami mozazfiato sugli alti pascoli e sulla bassa val di Susa.

Seguire sempre le indicazioni per il Collombardo, che è una ampia sella erbosa che sin dall'antichità mette in comunicazione la valle di Susa con la valle di Viù.

Sul Colle c'è la chiesa della Madonna degli Angeli, importante santuario mariano fondato agli inizi del 600.

 

Terza Parte

Discesa nella valle del Sessi fino a Pratobotrile. E' il sentiero n 569  che percorre  tutto il vallone del Sessi  tenendosi in mezzacosta sul lato destro orografico. All'inizio della discesa molte peste di bovini possono trarre in inganno, ma più sotto il sentiero è unico.

 

Dal prato antistante il santuario prendere verso sud  e iniziare ascendere tenendosi su un sentiero a destra in direzione di una grossa malga, l'alpe del Colombardo.

Passarci davanti e scendere decisamente su tracce di sentiero e prato in direzione di un visibile pilone isolato.

Da li scendere tenendosi verso sinistra fino ad immettersi inequivocabilmente sull'antico storico sentiero del Collombardo.

Scendere sempre in mezzacosta, dopo i  prati alti immettersi nel bosco di media montagna e proseguire sempre in avanti sul 569.

Ricordarsi che la valle è stretta e in caso di incertezza  il sentiero deve finire per forza a Pratobotrile o al massimo nella vicinissima frazione di Lajetto.

 

Quarta parte

Da Pratobotrile si passa a Mocchie, passando per le frazioni Camporossetto e Bonaudi, e chiudendo l'anello.  Si esce dal Vallone del Sessi e si ritorna in Val Gravio.

 

Da Pratobotrile prendere la strada asfaltata in leggera salita  verso Camporossetto e Muni .

Dopo circa 1,5 km  prendere la deviazione a sin per Camporossetto.

Entrare nella bellissima borgata e uscirne sul lato opposto seguendo una traccia di sentiero, in mezzo ad un prato, che va in direzione Bonaudi

Il sentiero si inoltra in un fitto bosco di latifoglie per poi allargarsi in prossimità della borgata Bonaudi. 

Non entrare nelal borgata ma immettersi direttamente su una strada asfaltata che va seguita in discesa.

Questa è la strada che sale da Mocchie a  Bellafugera ed al altre frazioni in alto in questo settore.

Seguirla in discesa arrivando ben presto a Mocchie.

 

Quinta parte

Da Mocchie ritornare al punto di partenza seguendo la stessa via dell'andata.

 

 

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LE FOTO

 

 

 

   

 

Commenti  

 
0 #2 Vittorio 2018-11-05 20:44
Caro Maurizio, per i mulini è indispensabile che tu faccia riferimento alla carta Fraternali 1:25.000 N.4.
Lì ci sono almeno tre località 'Mulino' nell'area da te indicata: mulino Gagnor sul rio Puta, e sul torr Gravio i Mulini nei pressi di Togno (dopo Oliva), e nei pressi di Migliassi.
E' interessante anche la fucina che c'era tra Mocchie e la Madonna delle Grazie (bellissimo filmato su You Tube).
Per quanto riguarda gli scalpellini di Frassinere, citati in documenti del '700 e '800 per la loro abilità, probabilmente agivano nella cava di pietre da mulino di Roca Fourà (sopra Borgone fraz Roccabruna):dic o questo perché quel territorio detto 'la Rocchiera apparteneva agli abitanti di Frassinere che ci arrivavano da sopra(nord) dalle frazioni Airassa e Vianaudo.

Ti consiglio questo ottimo libro
Elisio Croce Dal Musinè al Rocciamelone Editrice Morra 2005 Almese 15 €
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0 #1 maurizio 2018-10-14 16:36
Buona sera,io sto cercando se esiste l'antica miniera degli scalpellini che dovrebbe da cosa mi hanno detto essere nella zona tra bellafugera e reno,altrimenti se non esistente mettetemi una cartina della val di susa con tutte le foto e i luoghi dei mulini della zona tra reno e bellafugera.Porgo distinti e cordiali saluti.!!
Citazione
 

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