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GIO' 22 RIVERA / 40 ANNI DA CAMPIONI / GENNAIO 2014
Scritto da Vittorio Duregon   
Venerdì 03 Gennaio 2014 17:16

GIO' 22 RIVERA

40 ANNI DI ATLETICA

STORIE DI CAMPIONI IN VAL DI SUSA

Una società sportiva di borgata

 

Un libro di

GIORGIO JANNON

 

disponibile direttamente presso il

Giò 22

Rivera di Almese TO

 

 

 

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Il Giò 22 Rivera, la nota squadra di atletica,nata e tuttora insediata nella piccola frazione di Rivera in Almese , a pochi km da Torino, in occasione dei suoi 40 anni ha editato un bel libro commemorativo, ove vengono ricordati gli atleti e i traguardi che hanno fatto grande la storia di questo club, tra i protagonisti a livello regionale e talvolta anche nazionale.

 

Un libro che si presenta come uno spesso album, ricchissimo di foto e con un ampio testo ben scandito nei capitoli, ciascuno dedicato agli atleti più rappresentativi delle varie generazioni che hanno tenuto le posizioni della squadra.

 

Con una penna finissima l'autore Giorgio Jannon fornendo una grande quantità di fatti e notizie, ricrea i contesti competitivi e psicologici delle imprese sportive, fornendo  i tratti essenziali,personali e sociali, dei protagonisti,

nonché il contesto del territorio e della logistica della valle.

 

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Sin dall'inizio questa squadra 'di borgata' si era subito confrontata con le altre omologhe squadre dei centridellavalle,Avigliana,Caselette, Bussoleno,Giaglione,Chiusa San Michele, e leggiamo con interesse che spesso i primi contatti e il passa parola sulle attività si svolgevano tra operai in officina, alla Magnadyne,Savio,Officine Moncenisio,Assa,Vertekquasi tutte ormai sparite con la deindustrializzazione degli ultimi due decenni.

 

Al termine della giornata lavorativa, ci si ritrovava per l'allenamento quotidiano alla pista di Almese e di li si partiva tutti insieme per macinare chilometri, spaziando verso il lato opposto della valle per i percorsi di pianura, o sulle piste forestali di Almese e sulla la mezzacosta Condove – Col del Lys per i percorsi con salita.

 

Gli allenatori e i dirigenti della società seguivano ed erano a disposizione con le loro auto per assistenza e recuperi.

 

 

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Con approccio professionale e ammirevole Jannon dedica le prime pagine alle origini del podismo in Valle di Susa negli anni 20 e 30 e nel primo dopoguerra; qui gustiamo le foto ingiallite che ripropongono le imprese di Pierino Riva,di Oscar Salvaia, e di Franco Leccese,vice campione europeo sui 200 m nel 1950 a Bruxelles.

Tutti personaggi essenziali per il sostegno che daranno alla diffusione dell'atletica praticata che,con il nuovo benessere, si svilupperà negli anni 60.

 

 

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Un capitolo apposito è dedicato alle origini della Corsa in montagna in valle e qui l'autore, con ricchezza di info e con grande sensibilità ci introduce in due temi tuttora aperti alle sfide dei coraggiosi: il primo, eccezionale, record di salita e discesa del Rocciamelone effettuato da Gioacchino Volturo nell'estate del 57, e lo svolgersi della prima corsa di salita e discesa sullo Chaberton nel 1964.

Sono passati 50 anni dai primi trofei sullo Chaberton, ma è emozionante scoprire che tra i numerosi nomi citati c'è  quel Diego Prevot che, tuttora in attività, chiude spesso le classifiche delle tiratissime gare del giorno d'oggi.

Ghiottamente veniamo a sapere che subito dopo le prime edizioni, 'nel 1973 i padroni dello Chaberton erano diventati i giavenesi' e leggiamo molti nomi interessanti: Carlo Dalmasso primo, secondo Bonino, sesto Oria, settimo Ruffino,decimo Guglielmino,diciasettesimo Viretto.

 

 

 

 

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Siamo ormai all'inizio della nostra storia , quella del Giò 22 Rivera, che nel 1973 comincia a fare le sue prime uscite trascinato dal primo talento della sua storia, quel Valerio Bertolo che permotivi di vicinanza aveva deciso di lasciare la mitica Giaglionese, dove peraltro incredibilmente troviamo già lanciati due giovani fortissimi e tuttora protagonisti in valle: Adriano Aschieris e Pierpaolo Fontan.

La stella di Bertolo durò poco causa di un infortunio alla schiena, ma, alla metà degli anni 70 iniziò quella di un atleta formidabile, che con il suo prestigio ed esempio, porterà al rafforzamento e alla notorietà regionale e nazionale il piccoloclub di Rivera.

 

 

Parliamo di Pierluigi Chiampo, personaggio mitico,che abbandonò lo sport nel 1988 quando era un atleta di livello nazionale, per farsi sacerdote e su cui credo per la prima volta questo libro fornisce esaurienti informazioni e foto.

 

 

 

 

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Ricordo benissimo lo stupore che mi prese quando, a metà degli anni 80, impressionato dalla superioriorità di Piergiorgo Chiampo nelle corse in montagna, qualcuno mi disse che esisteva un altro Chiampo,un fratello, meno conosciuto ma ancora più forte.

 

Dedicato inizialmente alle gare di regolarità, Piergiorgio Chiampo, maggiore di qualche anno di Luigi, si dedicò unicamente alla corsa in montagna nel Giò Rivera a partire dal 1978, quando già il fratello minore era stato catturato nella dimensione nazionale con la Sisport di Torino.

 

Tocchiamo qui un caratteristica costante della storia del Giò: quella di essere sì una squadra competitiva e presente nei vari campionati regionali e nazionali, ma anche di costituire un incubatore di talenti, che spesso ha dovuto lasciare liberi a favore di società più strutturate e finalizzate a concorrere sulla scena nazionale.

 

 

 

 

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Anche Piergiorgio, come Luigi,avrà le sue esperienze con altre società, ma sempre mantenendo un rapporto di fratellanza con i dirigenti e gli atleti del Giò; una casa, una famiglia nella quale si poteva sempre rientrare come atleta e dirigente,dopo le non facili incursioni nella dimensione nazionale.

 

Con i fratelli Chiampo il Giò è ormai lanciato e anche dopo il loro ritiro agonistico realizza

annate sempre ad alto livello, forte di un organico in cui spiccano atleti di autentica classe come Filippo Pignone,una vita al Gio, e Pierpaolo Fontan, segusino in forza a Rivera per una decina d'anni.

 

Altri compagni negli anni 80 e 90 erano tranquillamente in grado di cogliere successi individuali, come Claudio Michetti,Paolo Bessone,Flavio Cantore.

Una citazione speciale merita Daniele Ivol, autore di un riuscito attacco al record di Volturo sul Rocciamelone.

Era il 17 agosto del 1986 e il nuovo tempo per salita e discesa fu di 3 ore 17' 43”.

 

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Da un tale officina sempre evidentemente guidata in modo ottimale, era naturale che uscissero prima o poi nuovi acuti che riportassero il Giò ai livelli più alti, quelli di Luigi e Piergiorgio.

 

 

Questo successe alla metà degli anni novanta, con Franco Naitza, di Oulx, nato da umile famiglia sarda, più volte nazionale di corsa in montagna e dominatore incontrastato a livello regionale per un lungo periodo, sempre tenacemente fedele alla società e al suo dirigente e allenatore,Piergigorgio Chiampo che lo avevano scoperto e guidato.

 

 

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Se la montagna era la specialità dove la squadra mieteva i successi maggori, non per questo

la pista e la strada venivano trascurate e toccò a Enzo Falco a cavallo del secolo riempire il vuoto lasciato fa Luigi Chiampo nei siderei spazi che stavano allora come oggi sotto i 15' sui 5.000 e i 30' sui 10.000.

 

 

 

Anche Falco ha avuto il suo percorso tra società sportive regionali e nazionali, ma sempre uscendo e ritornando dal familiare approdo del Giò Rivera.

 

 

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Soddisfazioni immense arrivarono anche dai successi in maratona di Maura Viceconte, atleta di Chiusa San Michele cresciuta per qualche anno nel vivaio di Rivera, e uscitane verso gli ori in cinque Campionati italiani, partecipazione in due Olimpiadi e un personale record in maratona di 2 ore 23' 47” ottenuto a Vienna nel 2000.

 

 

Anche il settore femminile nel frattempo si era stabilmente allargato e troverà la sua massima espressione nelle imprese di Mirella Cabodi, più volte nazionale di Corsa in montagna all'inizio degli anni 2000.

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Siamo arrivati infine agli anni più recenti nostri dove il forte gruppo di base ha trovato i suoi alfieri in Gabriele Abate, Dario Bonino, Loris Giorda e nei giovani Paolo Gallo e Cristina Dosio.

 

 

In questi anni bisogna anche ricordare che il dirigente del Giò Rivera Piergiorgio Chiampo è prestato alla Nazionale per svolgere la funzione di Comissario tecnico per la Corsa in Montagna.

 

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Con Gabriele Abate, nazionale da molti anni, altra personalità eccezionale che pur militando altrove rimane indissolubilmente legata alla squadra di partenza, il Giò continua a mantenere il suo prestigio come nei livelli più alti della sua lunga storia.

 

 

 

Con Paolo Gallo,il delfino di Gabriele Abate confermatosi nel 2013 come un protagonista a livello nazionale, e con lo strepitoso debutto della giovanissima Beatrice Curtabbi nel mezzofondo, termina la ricca rassegna di campioni.

 

 

 

 

 

 

Inutile dire che in tanta dovizia di episodi e ricordi, il lettore incontra

anche personaggi e competizioni che hanno fatto la storia di questi 40 anni: 

scansione0030Arese,Gerbi,De Palmas,Pedrini,D'Auria,Andreolotti,i fratelli Ruffino,la Notturna di Condove,

la Torino Sait Vincent,le corse in staffetta Almese-Col del Lys e Susa-Moncenisio,

il Col Bione,la Corsa al Musinè e tantissime altre classiche.

 

 

 

 

 

Un adeguato riconoscimento scorre per tutto il libro innanzitutto per il carismatico Presidente Franco Miceli,anima del Giò sin dalla nascita, e per i tecnici allenatori, Daniele Miletto e Diego Comunanza, nonché lo stesso Piergiorgio Chiampo, capaci di gestire costantemente una settantina di ragazzi e circa 40 atleti della prima squadra.

 

 

 

 

 

 

 

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E' stupefacente pensare come nel raggio di meno di 10 km,dal territorio intorno a Rivera, il Giò abbia saputo trarre tanti campioni come Maura Viceconte,i fratelli Chiampo,Gabriele Abate,Beatrice Curtabbi,Loris Giorda,Dario Bonino,Paolo Gallo,Cristina Dosio e decine di altri ottimi atleti.

 

 

 

 

 

 

 

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Con i giovani campioni Gallo e Curtabbi termina anche il libro.

Giorgio Iannon lo ha scritto con molta sensibilità e con la competenza di un appassionato podista.

 

Il mondo al di fuori, la storia,le turbolenze di questi quarant'anni non si sentono; sono fuori da questo libro, come sicuramente sono state tenute fuori da Miceli e dai dirigenti nella quotidianità della squadra.

Ed è questo forse il segreto del Giò: conta solo raggiungere l'eccellenza sportiva, con serietà e lavoro, spirito di fratellanza e solidarietà, rispetto per le persone,e con le porte della squadra sempre aperte per chi vuole lasciare o rientrare.  Null'altro conta.

Le performace sportive, i titoli conquistati, effimeri per definizione, forse non sono così inutili, visto che intorno il mondo cambia continuamente e nulla si rivela stabile e inopinabile.

Lo sport con le sue regole e i suoi valori, può essere un'isola stabile e felice, una opportunità per giovani e adulti per acquisire forza e serenità.

 

Farà piacere al nostro lettore sapere che Luigi Chiampo è tuttora nel pieno svolgimento della sua missione, come parroco di Almese e fondatore della Casa dell'Amicizia, un articolata struttura impegnata nel sociale.

 

 

 

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