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STEFANO RUZZA : "Ho scoperto che quando c'è da soffrire vado meglio" / Feb 2012
Scritto da Diego Leandro dal Cin   
Martedì 06 Marzo 2012 16:45

 

diego leandro dal cin

                                                                           

 

 

 

 

 

 

                                                                                       Diego Leandro Dal Cin

 

 

 

MAGGIO 2012    (Aggiornamento  all'intervista a STEFANO RUZZA)

 

OBIETTIVO RAGGIUNTO ! !

 

"Questa Abbots Way è stata un’emozione unica, di sicuro una tappa importante e decisiva per la mia carriera. L’avevo preparata al meglio dall’inverno, senza lasciare nulla al caso, fisicamente e tatticamente. Due settimane prima una brutta distorsione alla caviglia sinistra durante l’Elba Trail mi ha fatto preoccupare, ma ho fatto tutto quello che potevo per recuperare e al via tutto era praticamente a posto.

La mia gara è stata perfetta, come immaginavo, o meglio, come sognavo, e anche qualche imprevisto è servito per dare più gusto al tutto. Fino al Monte Lama, intorno al 75° km tutto era perfetto, ero fisicamente al meglio, pronto per l’ultima parte di gara e vicino allo svizzero Christian Schneider (ragazzo forte e simpatico, conosciuto l’anno scorso a La Fouly durante il ritiro dall’UTMB). Poi un errore di percorso, il panico per il timore di aver buttato la gara, e per recuperare ho spinto più di quanto avevo messo in preventivo, ma sentivo di dover rischiare per non compromettere i mesi di preparazione e gettare al vento l’occasione. Ho raggiunto quasi subito Gianluigi Ranieri (anche lui incappato in un errore nella prima metà della gara) e ho scoperto che anche Christian aveva sbagliato dopo il Monte Lama ed era in ritardo. Prima del ristoro di Farini ho allungato e preso u buon vantaggio. Lì mi sono forse un po’ adagiato ed in cima alla Sella dei Generali, l’ultima vetta della gara, mi aveva quasi raggiunto Ivan Geronazzo. Le gambe però stavano benissimo, ero ancora pieno di energie e ho corso più forte che potevo per gli ultimi 15 km in quasi costante discesa, resistendo ad un forte dolore al piede sinistro nei tratti asfaltati.

L’arrivo è stato meraviglioso, una di quelle cose che mi resteranno impresse nella memoria. Stupenda la giornata lungo i sentieri appenninici , bellissimo correre con quel tempo in continua mutazione, meraviglioso aver corso una gara praticamente perfetta in un ultra trail finalmente preparato al meglio. Incredibile aver vinto il titolo italiano di Ultra Trail Lunga Distanza. Fantastico vedere i tanti volontari sul percorso e gli arrivi sorridenti di tutti i finisher dopo un giorno e una notte sui sentieri degli abati.

Irripetibile.

 

Stefano Ruzza

 

 

Incontro con STEFANO RUZZA 

Febbraio 2012

 

Un veloce scambio di mail per definire il punto d’incontro.

Ci ritroviamo al ritiro dei pettorali per la gara che si correrà domenica “Sui sentieri di Santa Cristina”. Non conoscevo personalmente Stefano, ma appena varca la soglia lo riconosco immediatamente. Gli occhi limpidi che indagano sui presenti sono come li immaginavo, sicuri e sinceri. Mi alzo e mi avvicino, gli concedo qualche minuto per scongelarsi, fuori il freddo è polare. Troviamo un angolo e iniziamo la conversazione. Stefano Ruzza, classe 1982, è stato votato come terzo miglior trailer giovane nel 2011. I risultati della stagione sono quelli dei grandi campioni, culminati con il successo ai 100 km del Namib Desert. E’ qui che scopro lo Stefano che non mi aspetto. Quando inizia a raccontare del caldo e della sabbia, il suo volto s’illumina. La sua passione ha radici antiche, quando ancora ragazzo vede alla TV un servizio su Marco Olmo, il “vecchio” che mette in riga tanti giovincelli e, seppur nato in montagna, corre nel deserto come pochi. Stefano rimane affascinato dal personaggio e dai paesaggi. Ogni bel sogno, nonostante il passare degli anni, rimane vivo e Stefano, abbandonato il calcio, si dedica alla corsa, prima su strada, come avviene solitamente, poi in natura scoprendo di possedere doti innate per questo sport. Chi ha detto che per correre bene un ultra trail occorre essere più avanti negli anni? Il “fenomeno” spagnolo Killian, a 23 anni, sta vincendo gare che parevano appannaggio solo di atleti più attempati.

003b_mca3698“Dicono che i giovani non hanno sufficiente forza mentale, ma a me la fatica è sempre piaciuta, ho sempre apprezzato gli sport estremi e ho scoperto che quando c'è da soffrire vado meglio”.

Stefano confessa che le sue prime gare nel deserto sono solamente delle prove per cercare di capire quello che è in grado di fare, un apprendistato per poter un giorno partecipare alla regina della corse nel deserto, la “ Marathon de sable”, sicuramente la gara più prestigiosa, da fare in completa autosufficienza. Per il momento però l’appuntamento a questo tipo di competizioni è rinviato al 2014. Adesso ha percepito che è vicinissimo alla consacrazione, e non vuole farsi sfuggire la convocazione in azzurro per i mondiali del 2013 che speriamo possano disputarsi in Italia. “Purtroppo quest'anno ho cominciato a girare bene quando i giochi a livello di convocazioni nella nazionale erano già fatti, così mi sono dovuto accontentare di vedere i mondiali da casa.”

002b_mca2850Siamo partiti dalla fine, ma come hai cominciato?

     Era il 2004, terminavo l'ennesima stagione calcistica, sfiduciato, stanco soprattutto dell'ambiente. Oggi il calcio non lo seguo nemmeno più. Ho cominciato a correre così, per stare in forma, poi, vedendo che riuscivo bene, ho continuato. Il trail l'ho scoperto negli ultimi quattro anni, quindi considero di avere ancora buoni margini di miglioramento.

001b_mc22045Ultra trail, necessità o virtù?

     Virtù direi. Quando giocavo a calcio, nei minuti finali avevo ancora energie, penso quindi che la resistenza faccia parte del mio patrimonio genetico. Anche quando corsi la mia prima maratona la finii senza grossi problemi. Le grandi distanze consentono un approccio diverso; anche mentalmente soffro di più le distanze brevi corse a “manetta”, che i percorsi lunghi corsi lentamente.

Hai corso l'UTMB, e dopo la bella prestazione al GTVD pensavi di raccogliere qualcosa di buono. Purtroppo però ti sei dovuto fermare dopo “solo” 110 km. A parte la battuta d'arresto, questa gara la senti alla tua portata?

     Assolutamente si! Penso di poter ben figurare. Forse non lottare per la vittoria, ma un buon piazzamento nei primi 10 posti lo credo possibile. Purtroppo quest'anno per me è stata una stagione un po' strana. Sono stato bene fino a luglio, poi problemi alle caviglie mi hanno costretto ad arrivare al UTMB riposato ma non perfettamente allenato. Una contrattura al quadricipite è stata la causa del mio ritiro.

004_2011-12-08b_08-50-29_224Mai dire mai, in gare così impegnative può accadere di tutto, lo stesso Olmo lo ha dimostrato in più di un'occasione.

     Verissimo, tuttavia occorre essere realisti. Il livello di questo tipo di manifestazioni si è alzato moltissimo. I corridori di vertice hanno una velocità media altissima. Per il momento non mi sento ancora in grado di competere con loro.

A proposito di livello, come consideri il fenomeno Trail di questi ultimi anni.

     Sicuramente in modo positivo. L'ingresso nel settore di grandi aziende ha permesso di avere maggiore ritorno mediatico, così sempre più giovani si stanno affacciando a questa disciplina. Molti lo fanno per questione di moda, ma credo che la maggior parte dopo aver provato il trail rimane in questo mondo, soprattutto per l'ambiente che è molto diverso da quello delle corse su strada.

005b_mottarone2011_066 copiaParlando di Trailer, Giuliano Cavallo è stato votato come il miglior Italiano del 2011, condividi la scelta?

     Direi proprio di sì, Cavallo è stato costante per tutto l'anno. Ha vinto gare importanti, e l'unico rammarico rimane il ritiro all'UTMB, gara a cui teneva tantissimo. Forse Silvano Fedel fisicamente è un pelino più forte, ma gareggia molto meno. Quindi, considerando la costanza di risultati, penso proprio che Giuliano abbia meritato il riconoscimento.

Certo che questo 2011 è stato per te abbastanza strano, sei partito benino, poi la crescita a metà anno, ma quando avresti dovuto raccogliere i frutti di tanto lavoro, due brutti ritiri, uno al UTMB e l'altro in Nepal, nella Racing the Planet, una gara di 210 km dove non sei riuscito nemmeno a partire.

     Sì, una brutta infezione intestinale mi ha completamente svuotato di energie. Con molto rammarico ho preferito rinunciare.

006b_chamonix_257 copiaAnche in questo caso però il trail ci insegna qualcosa…

     Assolutamente. Ci riporta con i piedi per terra e ci fa capire che non siamo macchine. In questi casi però, una volta resettati, ci si gode ugualmente il luogo e quello che questo ci può trasmettere. Si acquista una nuova consapevolezza, si ritorna con i piedi ben piantati per terra, e si godono soddisfazioni che si erano dimenticate.

Con questa battuta ci congediamo. Stefano dimostra con queste parole una grande maturità, proprio quello che serve per emergere in questo tipo di competizioni. Dove il fisico non basta da solo, occorre anche una mente lucida, pronta a cambiare le aspettative, modificandole a seconda delle necessità.

Fuori nevica, domani si correrà nella neve. Correndo non potrò che pensare a quanto deve essere difficile ed insidioso percorrere centinaia di kilometri nel deserto. In fondo, come ci ha confessato Stefano, correre nella neve è un modo per allenarsi a quel tipo di terreno.

Sicuramente sentiremo parlare ancora molto di Stefano Ruzza. L'augurio che posso fargli è di riprendersi in futuro con gli interessi, quello che la sorte gli ha tolto quest'anno, magari indossando la maglia azzurra nei prossimi mondiali.

Buone corse.

 

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