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Ghilead-web n° 44

         Le fotografie le trovate postate negli album della pagina FOTOSPORT

                                      Gli articoli non firmati sono miei      

44 - 1 copertina-44 - 1 sommario  

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3° Ritrovo Sociale Cral GTT   02-06-2019       Diario della Domenica

gtt 1     Abbuffata di pizza casalinga buonicchia assai, gelato, birra ed un bicchiere di CocaCola come digestivo, ore piccole come contorno. Sonno discontinuo e occhi spalancati a precedere il drinnnnn della sveglia.

Va beh, mi farò una ciclo-passeggiata allo scopo di scoprire novella postazione click in quanto, si direbbe dalla cartina pubblicata sul volantino (vedi qui accanto), l’anello di gara pare si svolga, al mio cervello sempliciotto, in senso destrorso. Non è affatto cattiva l’idea, anzi la direi ottima. Un modo per offrire a chi corre prospettive diverse di medesimi luoghi.

gtt 2Ciclopista Iveco con ilChiodo che sferraglia allegramente preparandosi a godere di una mattinata nel verde, rotonda del soldino e tarlo che inizia a lavorare nella mente: sarà davvero così? Già, perché nella trasmissione di Bocchino direi, mi sovvien ora, di aver captato una domanda la cui risposta mi pare essere “come lo scorso 2018”.

gtt 3Ho tutto il tempo per effettuare una inversione ad U e portarmi sul luogo del raduno dove, posteggiato su di una panchina che ho onde procedere alla preparazione di 7d2, scorgo passeggiare l’amico Nikon e Signora. “Sai dirmi se il percorso è mutato?”. “Non so, ma lungo il viale alberato c’è un cartello indicante il primo km...”.

gtt 4Due scatti da lontano, poi, leggermente sull’incacchiato (ormai basta un nulla per diventarlo) rimonto in sella seguendo le tracce “cartellonistiche”: ecco il 1°, il 2°, il 3°, il 4°, il 5°… Proseguo ancora sino ad arrivare alla postazione click dello scorso anno, poi ritorno sui passi. La luce non è del tutto favorevole, e dove lo potrebbe essere non entro in sintonia con il verde che mi abbraccia.

gtt 6Passo passo, bighellonando, ritorno così a quei 4,5 km che segnano la metà del percorso, anche se la postazione scelta si trova spalla a spalla con il cimitero di Sassi convinto come sono che zombie e spiriti burloni escano unicamente di notte.

gtt 7L’attesa non è eccessivamente lunga, ma dannosa per le coronarie direi di si. Chiuso come mi sono in casa non supero quasi mai il confine della malinconia, ma a contatto della vita vado maledettamente in crisi.

Mi concentro su 7d2 fingendo professionale attenzione quando alle mie spalle odo una voce chiedere alla volontaria all’incrocio di cosa è in attesa. È voce che conosco, per cui mi volto mentre una calda emozione scorre nelle vene: Paolo Noire!

gtt 8Per la gioventù che corre oggi questo nome dice probabilmente poco, ma chi ha vissuto i primi anni di podismo organizzato in Piemonte ricorda bene la Polisportiva Noire. Atleta praticante ciclismo, podismo, sci e chissà quante altre discipline sportive (solamente Remo Perotti Podistino le potrebbe elencare) è ben ricordato pure come munifico sponsor.

Non sono in grado di elencarne meriti sportivi e sociali, ma quelli umani emergono trasparenti dallo sguardo, dalla voce pacata e dal sorriso. Per conoscerlo meglio dovreste andare a trovarlo in tipografia ( QUI ), locali che ben rappresentano la personalità di Paolo: estrema pulizia ed ordine occhieggiano ovunque, la cortesia ed il sorriso non sono optional bensì tradizionale biglietto da visita. E se gradite un caffè non vi sarà negato.

gtt 9Sono felice come un bambino di rivederlo dopo ben 10 anni di notte fonda, dall’ultima copertina colorata del Ghilead per l’esattezza. “Fatti vedere, fatti almeno sentire” il congedo di quel giorno. Ma per un senza patria come me parole buttate al vento. Fortunatamente questa mattina un “avvenimento imprevisto” si è inventato un rendez-vous assolutamente da sballo.

gtt 11In dieci anni siamo cambiati fisicamente tutti e due, ma la sua positività fa da contraltare al mio “negazionismo”.

La bici a pedalata assistita? Certo che si, perché essa mi permette di essere attivo, mi permette di percorrere strade oggi altrimenti impercorribili, di godere ancora della compagnia di amici e apprezzare giornate gradevolissime”. In sintesi: lui è invecchiato bene, io no.

Il correre nel suo Gruppo Sportivo resterà nei ricordi più belli della mia vita.

gtt 10     Il click click è concluso da tempo quando ci salutiamo e, inforcati i metallici destrieri, prendiamo la via di casa. Direi proprio che il Chiodo sia diventato ora leggerissimo, scorrevolissimo nonché scattante; il piacere per l’incontro con un vecchio amico o piuttosto il timore del Chiodo di venir sostituito da una becana a “pedalata assistita”?

     Direi scarsino il numero dei partecipanti (246 all’arrivo), 897 gli scatti del solo passaggio a metà gara. Cliccare la partenza significa toppare un novello punto click.

Primo maschietto Antonio Giardiello (31’10”), secondo Bruno Santachiara a1’30” e terzo Andrea Riu a 1’36”.

Nelle femminucce vedo una Ana Capustin in ripresa (34’43”), seguita da Claudia Guidotto a 39” e Laurella Rao a 2’51”.

             CLASSIFICA

 

 

 

 

Una gara “volante”...   09-06-2019                                             Diario della Domenica

La Correndo nelle Caserme è nel programma. Postazione click nei pressi della caserma Cernaia, zona ricca di giurassici ricordi affettivi (portici, antica caffetteria, Rosy...), nonché fattibile date le odierne condizioni psicofisiche.

44 - correndo nelle casermeUna non competitiva, vero, ma domenica prossima vi sono gare che al 99% salterò (straCaselle e Candiolo), ed entrando in mesi estivi con week-end spesso dedicati al mare ed un luglio in cui non pochi di già sono in vacanza, le “solite” domenicali diminuiranno. E, pensiero, il Buco Album si dilaterà

Certo, esistono le non competitive serali, corse che essenzialmente si svolgono in agresti paesini sfruttando feste patronali e temperature più miti, ma che senso hanno per me?

Fattibili, le serali, se vissute come gite in compagnia di amici, ma fare km in solitudine, sventagliare raffiche di kalashnikov in solitudine raccogliendo immagini ed immagini di sgambettatori sconosciuti e gruppi famigliari che nulla sanno di Podoandando non direi proprio essere il massimo della goduria.

Mi serve l’Album della Correndo nelle Caserme, così come mi serve fare del moto con la becana.

Questo malgrado sabato abbia scoperto che la Correndo nelle Caserme è gara fantasma, inesistente!

Attraversa una discreta parte della Torino Centrale, ma a parte uno schizzo stilizzato del percorso riportato sul volantino, schizzo che dice praticamente nulla (corso Vinzaglio, corso Galileo Ferraris o che? Senso di marcia?), tracce del percorso non esistono da nessuna parte.

Cerco notizie della gara sul sito dell’Interforze, Interforze impegnate in primissima persona: niente. Cerco su laStampa, sul web note sulle edizioni precedenti, cerco sul sito del Comune… Niente niente niente! Possibile, mi chiedo, che si chiudano strade senza sentirsi in dovere di avvertire la cittadinanza? Eppure, leggo, nella edizione dell’anno scorso i partecipanti erano 700, mica una trentina.

Che si tratti di un percorso “volante”? Cioè che si corra sui tetti della città così da non intralciare il traffico?

L’unico recapito evidenziato è quello del Generale Riccardo Martusciello, ma vado a rompere i marroni ad un Generale di certo già non poco impegnato nei preparativi? E se poi piove? Solo con il Chiodo mi posso recare nel centro della città conservando libertà di movimento, ed i meteo non appaiono tutti concordi. Accanto a quelli che annunciano pioggia al pomeriggio, altri pronosticano pioviggini pure al mattino.

Chiaramente gara da sbianchettare senza indugio, il primo pensiero. Ma il Buco Album?...

Quando al mattino scruto fuori dalla finestra effettivamente pioviggina, mentre il cielo è parecchio carico di nubi minacciose.

Ho tutto pronto, ormai mi sono alzato per cui mangiucchio un paio di fette biscottate intingendole nel tè mentre smanetto alla ricerca di tutti i meteo presenti in TV. Poco più poco meno le 7,15 mi affaccio ancora: il cielo si è schiarito di un po', ma ora piove…

Smetterà presto, il cielo si schiarirà ulteriormente presentandosi ora “a pecorelle”, pecorelle strette strette in formato mattonelle che nelle fessure lasciano intravvedere lame di luce.

Ma ormai sono mentalmente scarico e tutti i segnali negativi ricevuti consigliano di lasciar perdere. Se mai cadessi dal Chiodo sfasciando 7d2? Se annegassi sotto una bomba d’acqua oppure finissi investito da un carro armato dell’Esercito? Mi togliessero mai altri 6 punti dalla patente perché seguendo la gara ho fatto una svolta a destra?

I rischi mi paiono eccessivi, così ritiro con ordine ogni cosa e mugugnando tra me e me diviso come sono tra la rinuncia all’Album e la consapevolezza dei pericoli evitati, ridistendo lo scafandro sul letto e tiro giù le saracinesche degli occhi.

Gara Volante o Terrestre che sia importante è che gli amici che la corrono ne traggano sano divertimento.

Per me questa mattina niente revival a portar malinconie, niente scatti alle graziose e sempre sorridenti puledrine dell’Interforze... ma nulla m’impedisce ora di almeno sognarle!

 

 

img 0311

 

 

Parco Falchera          16-06-2019         

Diario della Domenica

 

     “Questo no, questo no, questo neppure...”. Taglia taglia e mi ritrovo per l’ennesima volta senza nulla nelle mani. Più che stanco sono annoiato a morte ed il dolorino all’anca destra che da qualche mese appare e scompare, direi che ormai è diventato fisso. Da quando ho sbattuto nel Co-Efferalgan è iniziato un continuo rotolare verso il basso, e l’imperdonabile è che so cosa fare per rallentare e magari invertire il tutto, ma invece di operare mi accovaccio in un angolo a mugolare e leccare le ferite.

img 0313Un piccolissimo pensiero riguardo la gara di Moncalieri in realtà lo faccio, ma il non trovare di essa l’ormai indispensabile elenco iscritti lo ha cancellato presto, mentre l’elenco alla straCaselle, sbattendomi in faccia un numero ridicolo (meno di 80) mi conduce invece a provare un moto di compassione nei riguardi di Bitetto. E se domattina facessi una bella passeggiata sul Chiodo e qualche click? Ho necessità di muovere le gambe e il dolore che provo all’anca nel camminare sulla becana non si sente per nulla. Inoltre coprirei in parte il buco negli Album.

img 0315Verso le 11 scendo a dare una gonfiatina alle gomme del Chiodo, e per testare lo stato di forma (!) mi muovo per un giretto “dell’isolato”. Nel far questo costeggio una parte del Parco della Falchera (cantiere da anni ed anni aperto, italianissimo metodo mangia-mangia tu che mangio-mangio anch’io), e dato che mesi or sono ci ho messo naso fermandomi al giro “degli orti”, penso bene di esplorarlo ora del tutto.

Poche decine di minuti e mi trovo a pensare: “Quando sarà finito e collegato con ciclopiste ad altri Parchi (quando…) sarà una vera goduria”. Ora è pieno di reti che dividono il Parco in due parti, quella quasi (quasi…) finita e quella “cantierizzata”, dei laghetti.

Ora possiede un’unica entrata-uscita, e qui gli sterrati sono compatti e di “grana fine”, vi sono panchine e cestini per rifiuti e i prati appaiono un cicinin curati, anche se per quanto giri e rigiri non riesco a trovare tracce di fontanelle.

img 0326Un paio di anziani in mutande sulla panchina a prendere il sole, uno, sempre in mutande, a rosolar la pelle pedalando lentamente, qualche signora a passeggiar cani. Tutti socievoli, che mi guardano e salutano con un “Ciao”, fattore questo che non so come interpretare. Mica mi avranno scambiato per uno di loro?

Le reti dividono la parte utilizzabile da quella ancora in lavorazione, ma in una di essa scorgo infine, ben mimetizzato, uno stretto passaggio ciclo-pedonale. E lo varco.

Alcune parti di sterrato sono di già buone, ma il più si presenta ruvido, pietroso, mentre alcune tracce sono di già invase da sterpaglie, erba che supera l’altezza del ginocchio.

Al momento non vedo collinette a creare vita e movimento - è piatto come un tavolo di bigliardo - ma non è detto che negli sviluppi futuri non sia contemplato lo scarico di rifiuti atti allo scopo.

img 0329Comunque sia pedalare e correre sullo sterrato è per me sempre fonte di gioia così che presto mi trovo impegnato a pedalare come un tarantolato su e giù per ogni dove. È bellissimo avere sotto casa un luogo agreste così gradevole dove scaricare tensioni e, perché no, socializzare.

I programmi, se ben ricordo quanto letto anni fa, prevedono addirittura la creazione di una spiaggia e l’uso nel laghetto di natanti vari. Di certo, al ritmo odierno, non vedrò mai la realizzazione in toto del Parco, e riguardo i laghetti l’esperienza mi dice che come aperti, se lo saranno, presto verranno cintati, vietati. Chiusi al primo annegato.

Sono uscito di casa per un giretto-test, e con me non ho assolutamente nulla a proteggere le spalle da eventuali guai. Non ho con me orologio, documenti, tamponi e molletta per possibili epistassi, occhiali anti moscerini, macchina fotografica e magari il Garmin.

Inutile sottolineare che appena giungo sotto casa e smetto di PodoCiclare mi ritrovo in un mare di sudore.

     Ci torno verso sera con Mersì, a fare qualche scatto.

 

                    Domenica 23, Festa degli Aquiloni

 

img 0337Certamente l’ora suona per me come istigazione al suicidio, e mi trovo non poco indeciso, ma la curiosità è molta. Chi mai parteciperà ai giochi? Domenica pomeriggio alle 14 (questo l’invito), con un sole rovente sulla zucca a cuocer cervella cui si aggiunge il dover correre per tentar di far decollare l’aquilone… A me pare cosa da matti, per cui esco di casa alle 15. Non che ci sia molta differenza, ma ne traggo il vantaggio di giungere sul luogo nel pieno della festa! E conto: tre… sette… dodici… ventidue…… beh, facciamo una trentina tra adulti e marmocchietti. Tre aquiloni li scorgo volare alto, ma a maneggiarli sono genitori e nonni, mentre i pochi piccoli che ne hanno uno più che farlo volare lo trascinano.

Ad alto volume ritmi per ventenni frequentatori di Rave Party, gioventù di cui qui non vi è ombra.

img 0340Mi fermo un niente, poi decido di fotografare i laghetti scendendo sulle sponde, cosa prima non fatta. Alcuni click al campo di grano, poi entro nella parte cantiere e scendo a livello del laghetto grande. Dove Mersì pensa di giocarmi uno scherzo che poteva anche diventar pericoloso.

Clicco una volta, due volte, tre... niente: Mersì, negli scatti prima perfettamente funzionante (su Auto, lampadina verde che si accende , bip e clack quando scatto) ora è muta. Provo, riprovo e comincio a smoccolare.

Durante questi tentativi scorgo un ragazzo con la canna da pesca che si siede ai bordi del laghetto (vedi click), ma che accortosi di me si alza venendomi incontro. Sui 20-25 anni, decisamente di origini slave o giù di lì. Faccio finta di niente continuando a trafficare con Mersì, e quando alzo la testa è a due metri da me.

Questa zona è ancora deserta, i parin che utilizzano il Parco sono tutti nella parte “finita”, quelle con le panchine e l’erba meno trascurata, per cui…

img 0346Vent’anni fa, quando ancora correvo, girando sui sentieri appena tracciati che tutt’intorno a campi e laghetti creavano ragnatela, più di un paio di volte ho avuto incontri ravvicinati con gruppetti di giovani che spacciavano droga o si facevano, ma ero in palla per cui m’infilavo correndo tra loro e guardandoli in viso gridavo un Ciao. Oggi, assai meno tranquillo ma incavolato assai, ripeto l’unica mossa che ritengo ok: lo guardo negli occhi, dico Ciao, e mentre lui mi risponde qualcosa che non comprendo, abbasso la testa continuando a manipolare Mersì. È un bluff, un “non ti temo” che si dimostra ancora una volta vincente: quando alzo la testa il giovane è scomparso, silenziosamente come era arrivato.

Il pensiero che mi percorre ora la mente è un impasto di rabbia e tristezza; si è presentato a me quasi fosse il padrone del laghetto ed io un estraneo indesiderato. Qui, a casa mia. Non avrei mai mollato, lo so, per quanta paura potessi avere, per quanto la posta, nelle condizioni in cui mi trovo, potesse essere altissima.

E tanta tristezza nei riguardi di una certa Italia sempre pronta a calare le braghe, a voltare la testa dall’altra parte, a sfogare frustrazioni su quei figli sorpresi nell’atto di rubare la marmellata.

     Una salutare doccia fresca-tiepida a levar sozzura pure dalla mente, ed un distendermi sulla panca a inversione cercando nella gradevolezza dell’atto pensieri leggeri.

 

     Mersì ancora una volta rotta? Penso di no, ma lo scherzo che mi ha fatto pare impossibile; è passata alla funzione silenziata, operazione per la quale, mettere o togliere, è necessario entrare nel Menu!!!

 

 

 

   Google Maps

Come nel Giurassico, senza eccessivamente soffrirne, mesi uguali l’uno all’altro. Escludendo quelli della prima infanzia in cui mio padrino Piero e la zia Anna mi portavano con loro a Corio Canavese o a Finalmarina così che il cuginetto Sergio avesse un compagno di giochi. Il resto, sempre negli anni giovanili, con gli amici in tenda qua e là, vacanze brevi e intense. Ultima vacanza un agosto di oltre 40 anni fa a Gatteo Mare, terribile ricordo di caos e rumori affrontati e sopportati stoicamente con l’aiuto di indimenticabili “bomboloni” e fritture di pesce. Purtroppo le bici a volte affittate nel tentativo di sottrarmi alla bolgia erano chiodi veramente pazzeschi, tanto che il Chiodo che cavalco attualmente al loro paragone farebbe la figura di una Specialissima degna di Chris Froome.

c tassoni 2 okIl lavoro stesso non mi ha permesso più di tanto di fare vacanza. Tanto impegno per acquistare clienti, un batter di ciglia per perderli, e ad agosto, qualche decennio fa, i clienti provvedevano generalmente a far revisionare gli impianti. In generale era sfruttabile la settimana di ferragosto, ma dal momento che soffro il caldo da sempre e odio la confusione nulla di meglio che restare in un ambiente meno stressante. A casa, appunto.

Ora in vacanza ci potrei andare quando voglio, non fosse che in tanti anni di inattività (leggere Patatrac Co-efferalgan) il salvadanaio si è vuotato. Forse è meglio così, forse è meglio non uscire troppo di casa; non essendoci abituato potrei avere delle crisi di rigetto…

E Google Maps cosa c’entra con tutto questo? È scoperta recente che in questo periodo di lunga assenza dai campi gara sto utilizzando spesso, unitamente a YouTube. Finestre aperte su di un mondo ancora una volta negato, con Google Maps usato come Macchina del Tempo.

tassoni 3 okQuella vera è in realtà Dyanett Lenticchia, vettura che congiuntamente alla Lancia Appia (prima auto in assoluto. Ovviamente, come poi la successiva Fiat 500, acquistata usata), mi ha accompagnato negli anni giovanili, ma quella di Google mi offre opportunità nuove. Ed estremamente intriganti. 

Un viaggio nei giorni di ieri visti nelle condizioni di oggi.

Il primo viaggio mi ha condotto, direi ovviamente, nell’età adolescenziale a rivivere momenti di studio, di lavoro e… del primo utopico amore! Sono andato nel negozio (in corso Tassoni, spalla spalla al 53 dove risiedeva la famiglia Tozzi. Franco Tozzi il primo, Umberto il secondo e più famoso cantautore) curato dalla mamma, nel cortile dei giochi, nell’officina del babbo, nella scuola di Avviamento al Lavoro ed in quella di Arti Grafiche, sin su a sbirciare il balcone e la finestra di Lei, alloggio dove ancor oggi abita.

Poi palmo palmo a battere strade e stradine del Borgo Campidoglio, allargandomi sino a Piazza Risorgimento, all’alloggio dove abitava la sorellina, a Piazza Bernini. Strade e stradine dove ho consumato decine e decine di suole di scarpe.

Borgo vissuto una vita, con una miriade di ricordi ad affollarmi la mente, borgo abbandonato forzatamente vent’anni fa per approdare qui alla Falchera.

Ma non solo il Campidoglio, ma tutta la Torino dove tengo ricordi oppure luoghi che destano in me curiosità, per poi salire in collina seguendo le tracce dei mille percorsi fatti correndo. Guardando incredulo, ora che mi trascino camminando si e no per 5-6 km, i km e km fatti in scioltezza la domenica calpestando strade, stradine e tosti sentieri. Ho vissuto momenti magici senza rendermene conto.

44 - apricale 1Dopodiché mi spingo fuori, a Cavagnolo, ad esempio, sulle tracce di Marisa (non più amore utopico…), oppure a Finalmarina, a Pietra Ligure sulle tracce di Chantal e Marie Therese, a Loano per Anna, a Pescara e Vernazza con Vanna, a Ventimiglia con la famiglia, dove ripercorro strade battute con GG (Gomme Grosse, la MB Argento Vivo che riposa sull’armadione...) con la quale ho fatto galoppate bellissime salendo a Dolceacqua, Perinaldo, Pigna, Seborga, eccetera, luoghi che fatico a riconoscere tanto sono cambiati. Nascere nel giurassico per certi versi pare sfiga se confrontato ai mezzi oggi a disposizione ed alle opportunità di “caccia”, ma quanto era godibile l’Italia di allora! Tanto verde e sterrato, cementificazione in agguato ma ancora in divenire, gente senza stress.

E poi, per un “fotografo” come me, ci sono le gare!

Così, tanto per citarne una recente, sono andato a visionare la gara di Cafasse, la Cà Bianca. Ho rifatto la parte di percorso vissuta sulla pelle, e mi sono spinto avanti per accertarmi sull’oltre. Se non mi fossi fermato qui, cosa avrei trovato più avanti? Dove potrei fermarmi l’anno prossimo?

Nelle gare alpine, però, non si percorrono sentieri se non quelli “spina dorsale”, quelli, cioè, sufficientemente importanti da giustificarne la presenza. I sentieri e sentierini che da esso si dipartono molto spesso non sono percorribili. Questo ad un accertamento non superficiale ma neppure estremamente approfondito.

Ho ripercorso la gara di Piossasco e quella di Baudenasca trovando conferme al fatto che per un “fotografo di movimento” è una pacchia avere a disposizione detto strumento. Sempre che esistano cartine del percorso e… frecce a indicare la direzione di marcia!

Insomma, se ancora non lo avete fatto, divertitevi a trovare luoghi nuovi accanto a voi oppure a visitare con dovizia di particolari luoghi che vi prefiggete di “calpestare” di persona.

     Google Maps vi aspetta!!!

 

 

 

   FotoSport 2013

Dopo lunga malattia è tornato a vivere Podoandando. Vivere nel senso che posso nuovamente gestire le pagine come desidero. Ancora qualche ritocchino di poca importanza, poi si chiuderà il “vecchio” nella speranza che questo renda più rapida l’apertura del sito.

Nel frattempo ho caricato FotoSport 2013.

Non sono mai tornato indietro a rivedere album di ieri, come mai mi sono voltato indietro a rivangare nel passato. Mai, sino a questo agosto 2019. Senso di solitudine, depressione, vecchiaia? Scoperta di mezzi straordinari o casualità? Anche il tempo libero trascorso forzatamente in casa a causa del calore e del dolore all’anca destra ha avuto la sua parte di colpa.

Di Google Maps ne ho scritto sopra, mentre FotoSport 2013 mi ha spinto a riguardare pure il 2010, l’11 e il 12 (gli altri li guarderò nella pausa invernale...) e condotto la mente al 2008/2009, alle migliaia di scatti perduti con l’andare in tilt dell’HD esterno. Scatti che comprendevano pure i primi, preziosi due anni di vita della Podistica Torino.

img 0596---La prima cosa che dolorosamente mi ha colpito è stata la scadente qualità delle immagini dovuta a imperizia, in primis, ed alla “immaturità” del marchingegno digitale. Sia la prima che la seconda compatta Canon, la PowerShot 620 e la successiva (quella di già al lavoro nel 2010) PowerShot G11, hanno rivelato estrema delicatezza del gruppo ottico (infiniti fuorifuoco alternati a foto ok. Sino al crack che conduce alla sostituzione) ed alla esposizione (foto scure, foto bruciate) con conseguenti “tacconaggi” osceni. Infiniti giramenti di op conditi da imprecazioni a gògò grazie alle quali mi sono definitivamente giocato il biglietto per il - molto futuro…- paradiso (questo della corretta esposizione pare problema di tutte le fotocamere. La differenza sta nel fatto che qualcuna ne toppa 5 su 100 mentre altre ne toppano 50).

Potrei metterci mano oggi sistemandone una parte ma, oltre ad essere lavoro pazzesco, il passato è passato e la loro funzione è ormai conclusa. Solamente Genio Bocchino può in esse passare a cercar qualche immagine di amici che ci hanno lasciato.

La seconda cosa che dolorosamente mi ha colpito è l’amore con il quale ho operato nello scattarle, tacconarle e pubblicarle. Km e km in macchina in ogni condizione di tempo inseguendo settimanalmente ogni manifestazione, ricerca di un di più da offrire agli amici in nome di quel gagliardetto di famiglia che recita ”Vi è più felicità nel dare che nel ricevere”, il desiderio, mai soddisfatto, di eseguire foto “diversamente belle”.

Il dolore manifestato per quell’amore è dovuto essenzialmente al fatto che oggi quell’amore non lo possiedo più, oggi che tra le mani ho una reflex non perfetta ma velocissima, che non mi sbaglia quasi mai colpo, un computer con doppio processore che mi permetterebbe, sapessi usarlo, cose marziane.

44 - nichelinoAllora cambiavo di continuo posizione, anche solo spostandomi sulla destra e sulla sinistra della strada mentre oggi sono un palo, ieri cercavo quello che ritenevo essere la miglior postazione click mentre oggi non mi scomodo più di tanto, ieri con delle “ciabatte” ho scattato qualche immagine decente riprendendo in orizzontale come in verticale, mentre oggi fisso la 7D MarkII in orizzontale e non la smuovo di lì, vada come vada.

È migliorata la qualità, ma il cuore è andato a farsi friggere!

Comunque sia anche questo scorrere foto di un ieri neppure eccessivamente lontano ha provocato in me forti emozioni. Il rivedere, sorridenti e tonici in corsa, amici addormentatisi nella morte ieri o poco più di ieri lascia una ferita profonda, conduce a riflettere sulla precarietà della vita, a quell’eternità che abbiamo nel cuore così brutalmente smentita dai fatti. Lo sappiamo bene che un giorno o l’altro questo mondo lo dobbiamo lasciare, ma tanto fatichiamo ad accettare questa “regola” che la dimentichiamo da subito.

Di amici scomparsi conosco le ragioni, ma di moltissimi altri no. Alcuni li rivedo in manifestazioni di Trail, di corsa in montagna, di altri invece dovrei chiedere a Genio.

Un agosto direi inaspettatamente, per una ragione o per l’altra, dedicato al revival, un ieri rivisto con una insalata russa di sensazioni spalmata su fegato e cuore.

Tra pochi giorni sarà settembre, inizierà la seconda ed ultima parte della stagione podistica e io speriamo che me la cavo a creare qualche motivazione meno aleatoria delle precedenti così da riprender contatto con il mondo dei viventi.

 

 

 Un revival tratto da un vecchio Ghilead cartaceo

le barzellette de a

 

 

 

 

 

 

44 -ahahah revival