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Queyras: il lato B del Monviso - testo e foto di GeoSergiulin e Carletta
Pubblicato da Somadaj   
Sabato 22 Gennaio 2011 15:52

 

Queyras: il lato “B” del Monviso


sec queyras

     Il Monviso, “il Re di pietra”, abbiamo avuto l’opportunità di osservarlo sia dalla pianura che, più d’appresso, dal Piano del Re dove giunge la strada di fondo della Valle del Po, dal rifugio Giacoletti ai piedi del Visolotto, da quello stupendo belvedere che è il Viso Mozzo, e poi dal rifugio Quintino Sella da dove partono gli scalatori per salire la via normale del nostro monte. Ed infine dal rifugio Vallanta da dove è evidente, sul fianco quasi sulla vetta del Viso, il “dado di Vallanta”, curiosa cubica formazione rocciosa.

Vetta importante che risalta, nei giorni di buona visibilità, sulla pianura piemontese, importante in particolare per le vie alpinistiche realizzate sulle sue pareti. Ed, infine, rilevante per i frequentatori della montagna, la salita di tre notabili piemontesi che, sulla vetta, ebbero l’idea di creare il Club Alpino Italiano a copia del già esistente britannico Alpin Club.

E il suo “ lato B”? Ecco l’occasione di ammirarlo durante una breve vacanza nel francese Parco Naturale Regionale del Queyras.

È dalla Valle del Guil, facilmente raggiungibile da Torino via Colle del Monginevro, Briançon e il Colle dell’Izoard e poi fino a Ristolad, sede delle nostre vacanze, e fino al fondo valle in auto. Di qui abbiamo proseguito fino al termine di una lunga strada sterrata, chiusa al traffico e generalmente servita da una navetta che per un’interruzione della strada stessa era al momento indisponibile, continuando poi su facile sentiero fino al refuge du Viso. La giornata non è molto propizia; tra nuvole e nebbie ecco emergere le caratteristiche sagome del Viso e del Visolotto. Avendo più tempo a disposizione, dal rifugio si può raggiungere il noto tunnel “buco del Viso” scavato e utilizzato in tempi antichi per il trasporto del sale dal mare all’Italia evitando così il difficoltoso ed esposto, soprattutto in periodo invernale, passo delle Traversette.

La descrizione di questa interessante escursione mi dà modo di accennare alle bellezze naturali raccolte nei suoi solchi vallivi del parco del Queyras, verso Saint Veran, Ceillac e Guillestre da cui si dipartono numerose valli laterali che risalendole raggiungono il confinante spartiacque con le valli piemontesi del Thuras, del Germanasca, del Pellice, del Po e del Varaita e con la valle dell’Ubaye in territorio francese.

1e2 queyras 192Le valli sono per la maggior parte ricoperte da estese praterie e da boschi di latifoglie e di pini, abeti e larici che nel periodo della nostra visita, agosto avanzato, erano ancora verdissimi e rigogliosi.

Interessanti sono alcune località storiche come il Chateau Queyras e il Mont Douphin.

L’area presenta la possibilità di numerose escursioni e anche salite di carattere alpinistico. Oltre al Monviso e i suoi satelliti, presso il colle del’Izoard, svetta l’ardita cima del Pic de Rochebrune, o verso Saint Veran la scura vetta della Téte de Tuilles sul confine piemontese che da quel lato prende il nome di Roc della Niera. Alcuni “3000” sono facilmente raggiungibili dal Colle dell’Agnello sulla strada che collega il parco con la Val Varaita. Non numerosissimi i rifugi alpini, tre dei quali abbiamo visitato in altrettante gite. Tra le escursioni è interessante scavalcare i colli con le valli nostrane e facilmente realizzare dei “tour” o trekking di più giorni appoggiandosi ai rifugi di là esistenti. Tra l’altro il refuge du Viso fa parte dei rifugi base del percorso del giro del Viso. Anche il parco possiede un lungo percorso indicato come “Tour del Queyras” che ne percorre l’intero perimetro.

1e3 queyrasL’area è attrezzata anche per gli sport invernali con alcuni impianti sciistici. Le estese praterie permettono sicuramente di effettuare percorsi scialpinistici o camminate con le “ciaspole”.

Durante la vacanza, i rari giorni di riposo li abbiamo dedicati alle interessanti visite dello storico Chateau Queyras e del caratteristico paese di Saint Veran con le sue numerose meridiane dipinte sulle tipiche abitazioni di alta montagna.

È opportuno, a questo punto, esprimere le nostre sensazioni sul luogo, le nostre impressioni sull’ambiente raccolte durante i pochi giorni di soggiorno. Di certo non si tratta di località per chi cerca divertimenti diversi dal godere del verde, dei monti e della compagnia. Tranquillità soprattutto è una delle caratteristiche in particolare della piccolo paese dove eravamo alloggiati. Pochissime auto ed una navetta che ci accompagnava al paese più grande dove si poteva fare compere.

È risultato un distacco netto, un isolamento dalla vita cittadina tale da ristabilire un contatto diretto con la natura ancora sufficientemente intatta tale da trarne un beneficio da protrarsi anche oltre il periodo li trascorso.

                                                                                                                       GeoSergiulin e Carletta