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5 - Marco Dalessandro
Pubblicato da Somadaj   
Sabato 27 Dicembre 2008 00:00
 
 
BOLLA IO  
     
                                                     16/11/08
 
e adesso che lontana tu sei
fai di me una bolla di sapone
fragile e limpida
come sempre
proteggi il suo ricordo
quando sottile sarà
se tu sapone non sei
fatta della stessa mia materia
bolla inutile scoppierà
 
e se sarai preda tu
in fondo a me
capace di ricordi
peserà dentro me
questo tuo ricordo di sapone
che scivola
nella mia impotente vita
sino a quando
più forza non sarò
 
chissà se nel frattempo
assorbirai e rifletterai
colori cangianti
del mio sapere
                                      
                                Marco Dalessandro
 
 
 
 
FRENETICI NOI COL NOSTRO TEMPO                    
 
                                                            03/12/08
 
Veloce barba e capelli
Scaltro con forchetta e coltelli
Occhi e polso uniscono la via
Tardo è il tempo, mentre l’anima è pia
 
L’essere umano, frenetico sta
incurante di tanto muovere
esce di casa, torna e va
Chi si ferma è morto
soccombe, sotto rabbiosi sputi 
come una nave ferma al porto
Facciamo parte del medesimo tempo
eppure, Io sono pensieroso e lento
Tu parli, ti sposti, mangi e bevi al contempo
 
Muoviti nel tempo, nello spazio
Viaggia con corpo e mente
Scopri restando curioso
Non pensare troppo al tempo
la morte ci raggiunge presto
Se ti dicono sei piccolo per questo o quello
tu osa con aria di sfida
 
Sopravvivere non basta
Non lasciarti vivere bensì vivi
 
                                               Marco Dalessandro 
  
 
 
 
FRA PASSATO E PRESENTE
 
                                                             26/12/08
 
Vorrei sempre trovare parol’al tocco
abbandonar quesiti di risposta priva.
Desidero essere io Sultano
potere indiscusso fra polpastrelli magici.
Farei gioia e risa fra bimbi e meno bimbi.
Invece spesso mi sento
un fiocco di neve
come un batuffolo di cotone, che avanza silenzioso
delicato e soffice.
Privato della sua essenza, acqua di sogni infranti.
Un fiocco di neve
calpestato al giunger termine lavoro siffatto.
L’invidia ha invaso i giorni nostri
e fatica faccio a deglutire.
Pugnali e rose in prima fila, dall’alto spalti
gremiti incitano brutali lotte.
Potere in gioco io
Potere in gioco voi
Non scorgo più sorriso da fanciullo.
Odo grida, bisbigli tutt’al più.
Come l’ignudo risveglio, Domenica mattina
Spoglio
Inerme
Pacata impotenza percorre lungo il pendio,
più avverto brividi,
più cerco miseria e coccole su un’avvinghiar di piume.
Li conto tutti, uno ad uno, i fiori del mio giardino segreto,
terreno fertile, padrone il cielo cenerino.
Ma qui soltanto umidir di rugiada fresca,
accarezza il grembo del timido germoglio.
Un alito ventoso, sul rimirar dell’assopito giallo,
resta verde il brulicare di verdura acerba.
E le trombette mute, sì tacciono or ora
non per strumentali sinfonie di tasti,
bensì zucca vuota, rimbomba il dove che non si trova.
E il rosso pomodoro indossa vesti robuste,
liscia pelle, amore essenza, amore agli occhi.
E il fico precipita, e si mischia col calore,
non del pomodoro rosso,
ma dell’arancio cerchio incandescente d’estate.
Ed è un ricordo ancor presente, la vera terra
di quell’orto, e mio, e del nonno, e del coetaneo fratello
dove planano uccelli e annidano insetti,
dove vita nasce e vita muore ogni Domenica mattina.
Spensierate ore, prive di furbizia umana,
sorrette da un pallone, una vecchia bici,
e il baffo del nonnino, che tutto e tutti sorregge in fondo,
senza alcun bastone.
 
                                                            Marco Dalessandro