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1 - Marco Dalessandro
Pubblicato da Somadaj   
Martedì 23 Settembre 2008 00:00

 

 

IL SIGNIFICATO PIU’ PROFONDO DELLA PAROLA CORSA

 
                                                                                                                  30/01/08
                                                                                                                 
Correre...
 
Correre è libertà, la possibilità di avere due ali ai piedi supportate dall’instancabile impegno.
 
Correre è la voglia di raccontare a se stessi ciò che non vorresti mai raccontare a nessuno,
nella solitudine di un giorno cupo.
 
Correre significa scappare dal dolore, sprigionare energia in un gesto sempre uguale,
ma così diverso.
 
Correre non è soltanto attitudine, ma anche amore,
che solo per chi ha provato con impegno può giudicare.
 
Correre rappresenta lo sguardo innocente di un bambino.
 
I capelli scompigliati di colui che non si cura dell’aspetto estetico, ma piuttosto dell’anima.
 
Un’anima fatta di coraggio, forza di volontà e altruismo,
che si oppone alle ingiustizie e alla crudeltà del mondo.
 
Correre è una musica soave che ci coccola l’ansimante respiro.
 
La bocca spalancata nello sforzo di carpire ossigeno, nel disperato tentativo di raggiungere
i punti vitali del corpo, per poter essere partecipi di un futuro migliore;
 
Un futuro privo di guerra e distruzione.
 
Addirittura la scuola, il posto che insegna ad affrontare il futuro,
diventa una prigione da cui liberarsene il prima possibile.
 
Questo perché al di fuori c’è la corsa, al di fuori c’è tutto.
 
La corsa è la sofferenza di un sacrificio che implora pietà.
 
Una privazione che permane sino a quando non viene fatto spazio alla soddisfazione.
 
La sensazione di essere soddisfatti per aver regalato affetto e dedicato attenzioni non solo a noi,
ma persino al prossimo.
 
Correre vuol dire adorare quel sentirsi realizzati, l’adempimento di un sogno
eternamente rincorso e mai raggiunto.
 
Correre significa perseverare lungo il cammino segnato dal nostro destino.
 
L’illusione che esso sia uno splendido orizzonte raggiungibile,
 prima che il tempo riesca a sopraffarci.
 
                                                                                                  Marco Dalessandro
 
 Osservazioni:
 
Questa poesia è frutto dell’ispirazione che ho avuto oggi mentre correvo, e siccome ho fatto un lungo di un’ora e mezza, di cose se ne pensano tante.
Ma la mia attenzione si è soffermata sulla cosa che mi viene meglio nonché correre.
Grazie alla musica che ho ascoltato attraverso questo piacevolissimo travaglio, ho trovato gran parte dell’ispirazione e quindi delle parole che ora fanno parte di questa poesia.
Ripetendomi le frasi a memoria in continuazione, sono giunto a casa trasportato solo dalla voglia di scrivere, senza sentire neppure il minimo sforzo fisico.
La prima cosa che ho fatto mettendo piede in casa è stata prendere carta e penna per fissare tutti i concetti dapprima elaborati.
Con ancora tutta la fronte imperlata di sudore, ho cominciato a scrivere, e lentamente mi sono sentito sempre meglio.
Ma il piacere più immenso l’ho avuto qualche ora dopo, mentre ho riletto l’intera poesia.
 
SMETTERE DI CORRERE SIGNIFICA SMETTERE DI SOGNARE
 
 
 
 LA GALASSIA DEL MIO CUORE
 
                                                                                                                  18/07/08
 
Mi lascio incantare dolcemente dai tuoi occhioni luccicanti, due diamanti penetranti come un cuore trafitto dal piacere.
Trasmetto a te grazie a loro, i miei pensieri più segreti.
Ammiro il lento movimento di quei milioni filami di seta, sentendomi obbligato dal dovere.
Amo di quest’angelo il suo modo raffinato con il quale parla dei suoi pianeti.
Appare ambiziosa, mirando alle costellazioni più alte.
Vuole brillare in tutto il suo splendore, essendo la più luminosa delle stelle.
Non le bastano venere e marte.
Insaziabile più di una bimba alla continua ricerca delle sue inseparabili caramelle.
Divenuto ormai dipendente dai lembi dal quale prende vita ciascun astro,
mi nutro delle meraviglie che offre ogni stagione.
E quando avrà termine il temuto inverno del disastro,
scalderò la tua chiara carnagione.
Mi addormenterò fra i rami che mi proteggeranno,
inebriato dalla fragranza del mio albero preferito.
Attendendo il susseguirsi delle stagioni,
giungerà l’autunno, insieme al cadere delle foglie, in memoria di un tempo lontanamente fiorito.
Sarò ricoperto da un manto di note musicali, per ricreare il calore delle romantiche canzoni.
Le tue mani delicate accarezzeranno il mio viso pacato,
mentre il cuor mio sarà animato dalle tue tenere coccole,
in attesa di essere baciato.
 
Per poi rinvigorir più forte le tue mani incredibilmente piccole.
Sognerò il luminoso sorriso della stella più preziosa
lasciando impressa nelle membra,
accompagnato da quella melodia deliziosa,
la sofferenza di un eterno dolore che non sembra.
                                                                                                          
                                                                                                   Marco Dalessandro
 
 
 
VORREI
 
                                                                                                                 24/06/08
 
Vorrei sprofondare a picco in questa immensa distesa di acqua.
Poter sparire dai problemi che ingannano la mia mente; fuggire dai disonesti spiriti
che scaltramente si impossessano dei miei sogni.
Non intenderei volare in alto per riuscire a vedere la prepotenza di cui solo l’uomo è succube.
Desidererei precipitare in codesto azzurro gelido, sommerso dalla vergogna dei troppi peccati.
Vorrei dimenarmi, urlando liberamente, per poi dissolvere ogni goccia di sudore in questo oceano,
come se servisse ad alleviare il dolore che ci circonda.
Spererei che il mio sacrificio non fosse vano, ma aiutasse a sognare ad occhi aperti,
chi ancora ha le palpebre chiuse.
 
Difenderei coloro i quali sono capaci solamente di udire terrore.
Scalderei i cuori di ciascun essere che percepisca di lottare per il giusto.
Alla fine vorrei cedere stremato, e mischiarmi con le onde del mare. Vorrei cadere sul fondo, per poter forse svegliarmi e reagire al mondo.
Vorrei magicamente riemergere in superficie, trascinato da una mano celeste e protetto da un raggio di sole.
Gli occhi mi farebbero ammirare uno stormo di gabbiani, loro come me alla ricerca di un luogo migliore.
Non implorerei un tramonto che tutto spegne, bensì godrei di una breve, ma intensa alba, che faccia rinvigorire gli animi assopiti.
 
                                                                                                       Marco Dalessandro
 
 
 
ATTESA LIBERTA’
                      
                                                                                                                     14/08/08 
                                                                                             
Ho camminato, senza meta, su piccole dune di sabbia che il dì nostro ci riserva.
Ho udito il vento menar qua e là senza rancore.
Ho ammirato un aquilone privo di movimento, volar poi leggiadro,                                 
spinto da grinta e fervore.
Ho visto farfalle danzarmi intorno e posarsi accanto alla foce dei sentimenti.
Ho respirato aria pura anche nel grigiore dei giorni cupi.
Ho goduto di momenti inspiegabilmente lenti, fra il sole battente e il fruscio delle onde.
Ho intonato malinconiche melodie, circondato dagli altrui sorrisi.
Ho giocato in riva al mare con la stessa spontaneità di un bimbo spensierato.
Ho liberato la mente da cui il pensier nuoce.
Ho sentito una tempesta di idee litigare, per poi trovare pace in un silenzio mortale.
 
                                                                                                           Marco Dalessandro