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colle della bassa - di Somadaj
Pubblicato da Somadaj   
Mercoledì 26 Agosto 2009 00:00

 

Colle della Bassa

 

                                                                                                                                                     4 – 8 – 2008  
 
img_2076a f barale      L’anno scorso arrivammo solamente alla Fontana Barale, e fu una passeggiata rilassante (fotografie e relazione alla pagina “Muntagne del mè pais…” ). Era con noi un amico – provetto alpinista – che purtroppo penava nel camminare causa problemi alle ginocchia, ragione per la quale si procedeva piano e con pause di attesa. Così Geo Sergiulin pensa di portarmi oggi sino all’obiettivo allora mancato.
     Come solito continuo a ragionare con la mente di ieri, così il fatto che da 8 mesi non muova le gambe (per ultima una passeggiata lungo la tagliafuoco del Musinè sino alla Madonna della Bassa fatta il 12 dicembre dell’anno scorso), non mi turba più tanto; e si parte.
 
     Almese > Rubiana > Comba. Si posteggia in un piccolo piazzale. Alle 9 e 30, calzate le pedule, caricato sulla schiena il sacco e “armati” i bastoncini, si và.
     Si cammina nel bosco, cosa che attenua di un po’ il calore della giornata, con una vegetazione a terra fitta e legata qua e là da sottili ragnatele. All’inizio il sentiero cammina pressoché in piano, poi sale con qualche breve impennata. Al suolo ancora un manto di foglie secche e tanto sbriciolate da poter essere usate per un tè… 
     Alla Fontana Barale una breve tappa per bere dalla sorgiva fontanella, tanto fresca e buona da farne una scorpacciata. Qui, però, facciamo un incontro che ci ossessionerà per il resto della giornata: MOSCHE! Quando riprendiamo il cammino una miriade di esse decide di accompagnarci sin su, cosa che rende ancor più fastidioso il procedere dato il sudore che ormai scorre verso terra in mille rivoli.
     Piano piano le scorte di energia vanno in me scemando, così che quando arriviamo al primo dei mille ghiaioni da attraversare le gambe iniziano a balbettare. Un paio di essi presentano una sorta di sentiero tracciato con “sassolini”, perciò… Ma gli altri no, devo saltellare da un sasso all’altro mentre le gambe paiono sempre meno seguirmi nell’impresa.
Lungo questa parte del percorso persino un “mauvais passage” – cattivo passaggio, dice Sergiulin – breve tratto, non esposto, dove ci si deve arrampicare. Fortunatamente, nelle brevi “pause test” che mi concedo, le gambe ancora non tremano, però sono veramente al limite. Mentre la Guida mi dice – mentendo! – “arrivati lì siano a casa…”. “A casa” ci arrivo dopo un tempo che mi pare lunghissimo, con nel cuore la delusione della meta: un piccolo prato declivio di erbacce circondato da piante sparse qua e là, senza nessun panorama cartolina da ammirare. Per di più il calore solleva un velo che toglie nitidezza a quel niente che si scorgerebbe pure nelle migliori condizioni atmosferiche. Tanta fatica per raggiungere una “schifezza” (dato ciò che la montagna comunemente dona. Ma qui "siamo solamente a 1500 metri", dice Sergiulin), e la preoccupazione del ritorno, per me sempre la parte più ostica date le gambe ormai passite ed i piedi omelette. 
     Tolgo una camicia marcia di sudore stendendola ad asciugare, e mi siedo scomodamente su di un sasso. Di appetito, al solito, neppure l’ombra. Ho con me due panini con bistecchina, un po’ di insalata di riso, qualche pezzo di parmigiano, delle barrette energetiche… Tento con un boccone di formaggio: si blocca lì, e per mandarlo giù ci bevo del succo di frutta.
     Zzzzzzz… frrr frrr,zoooom! Ora anche una vespa ci gira attorno, mentre le mosche s’infilano persino dentro le pedule. Ed io… gnack! Schiacciata! Però sono troppe…
     Copro le spalle con un asciugamano (mi sarò di già scottato?…), ed estraggo dal sacco la novella pozione magica tratta da “La farmacia del Signore” della Treben. E’ un “cordiale” per sostenere un cuore spompato (ed il mio, senza per di più jum jum a sostenerlo, certamente lo è non poco): vino, un po’ di aceto, prezzemolo, da far bollire per dieci minuti. Poi aggiungere del miele e fare ancora bollire per 4 minuti. Ne scolo mezza bottiglietta (se ubriaca non sentirò dolore di sorta. E poi il miele darà forza).img_2084a bassaxpodo
     Non mangio nulla, ma fortunatamente bevo. Sergiulin mi porge metà di un integratore, poi dell’acqua – frizzante e fresca, ottima – alle quali aggiungo succo di frutta e, ancora… Cordiale! Condisco il tutto con un sorso di eccellente “Amaro Svedese”. Ora mi sento nuovamente tonico. Con il solo inghippo che non ho certezza alcuna su cosa mi ha ridato energia… Test da rifare.
     E si ritorna.
     Supero l’infinita serie di “ciaplè” con discreta disinvoltura, assistendo con trepidazione alla caduta della Guida Esperta Geo Sergiulin nel bel mezzo di uno di essi. “Mi sono voltato per vedere dove eri e mi sono distratto…”. Le solite scuse… (ma – consigli suoi – non ci si deve fermare prima di voltarsi?…). Medicazione di una mano ferita ed una occhiatina al gomito; per il sedere nulla da fare, eheheh. Deve attendere di essere a casa. 
     Alla Fontana Barale nuova bevuta, ed un saluto al corteo di mosche che sino ad ora ci ha seguito nella gita e che quì giunte ci lascia per rientrare in famiglia. Avranno un mucchio di cose da raccontare ad amici e parenti quest'oggi!
     Il percorso è ora decisamente più agevole, ma pian piano ritorno ad esaurire le scorte energetiche. Riprendere il Cordiale non mi fido: se mi fermassero mai – siamo con Poppolina – alla eventuale prova del palloncino potrei fare saltare lo strumento, eheheh. Perciò rallento, rallento, rallento. Concludendo come solito sulle ginocchia…
     Positivo è stato il “test calzini”; due paia: un calzino di cotone elasticizzato (da “corsa”), e sopra il calzettone. Piedi bolliti e classico “frullamento da discesa”, ma il dolore, tolte le pedule, scompare molto presto. Non vi sono escoriazioni.
 
     P. S. - Riguardo tempi e pensieri flash… patatrac: la segretaria digitale ha iniziato a registrare – chissà cosa – senza fermarsi più, ed impedendo qualsiasi operazione. Per stopparla sono stato costretto a togliere le batterie…
 
                                                                                    Ernesto Ceraulo "Somadaj