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Sardegna 2008 - testo e foto di Luisella Forlano
Pubblicato da Somadaj   
Venerdì 17 Ottobre 2008 00:00

 

Sardegna 2008

 

    Mare verde e grotte di alabastro
             
  
copia di sard 42 spiaggia st --- s    La Sardegna… le coste, le spiagge, i traghetti, i nuraghi, il Gennargentu, la Barbagia, i Banditi, il Supramonte, l’orbace, la Deledda, le canne al vento...
    Dopo il mio tour estivo in terra sarda avrei potuto parlare di un po' di tutto ciò, ma ho preferito raccontare di una piccola parte della costa sarda, il Golfo di Orosei, che per quanto nota e frequentata dal turismo conserva ancora praticamente intatte le sue bellissime spiagge e la sua bellissima flora.
     A Cala Gonone, che è nel centro del Golfo, si giunge solo dall’entroterra non esistendo alcuna strada litoranea; questo protegge il simpatico paesino (ben attrezzato, curato e ameno oltre ogni dire) dalle temute invasioni di massa.
     Cala Gonone è il trionfo della spiaggia bianca e del mare verde. Con una barca a motore o uno qualsiasi dei molti mezzi che si staccano dai suoi moli, ci si può allontanare quel poco che basta per vederla piccola piccola, con alle spalle la sua superba macchia mediterranea ed il passo montano che porta “al di là”, cioè nella Sardegna vera e propria di Dorgàli, di Oliena, di Nùoro.
     Ma qui a Cala Gonone l’aria è tutta di mare, sa di salsedine e di alghe, di timo e di mirto; qui i lecci regnano sovrani insieme alle sovrabbondanti conifere e agli ulivi che spesso lambiscono il mare. Non immaginavo la Sardegna così verde. Quando soffia il vento è tutto un frusciare di fronde, un muoversi agitato di rami, un piegarsi di agili pini marittimi. Forse a causa di un’estate come quest’ultima, alquanto “umida”, il colore verde impazza non solo nel mare ma anche sulla terra.sard 118 tharros spiaggia --- s
     Impossibile resistere al fascino delle varie cale e calette di cui il litorale è disseminato: bisogna visitarle. Ma prima di tutto bisogna andare a esplorare i misteriosi anfratti della “grotta del bue marino”, l’ultimo rifugio della mitica foca monaca prima che la meschina fosse costretta a sloggiare verso altri lidi o addirittura a estinguersi. E proprio dal mammifero, scambiato per un animale di terra assai meno raro, prende il nome la grotta.
     Attraversato un braccio di mare d’un verde luminescente, si attracca sotto un’ampia volta rocciosa e si inizia un percorso in orizzontale di circa un chilometro e mezzo che seguendo l’incisione del mare nella roccia porta dritti nelle viscere della terra. Numerosi i momenti di alta suggestione.
     Laghetti color smeraldo in cui si specchiano pareti di alabastro, sale immense impreziosite da magici giochi d’acqua, colonne scolpite dalle stalattiti e stalagmiti. La volta è sempre altissima e lateralmente lascia spazio alle gocciolanti vasche naturali per la raccolta delle acque, finché giungiamo al punto magico dove il mare si incontra con le acque cristalline di un fiume sotterraneo. Qui, in quest’ultima sala, dicono che la foca monaca sedesse, nuotasse, ridesse e si godesse la vita; insomma, vi regnava come una regina.
     Con un ultimo pensiero a lei e al suo trasparente regno, torno alla luce del sole e mi sembra che brilli ancora di più. E’ fantastico correre sulle onde fino a sfiorare le spiaggette che compaiono improvvise tra una parete verticale e l’altra. Non so cosa succeda qui ad agosto, ma a settembre ci sono solo rari bagnanti, tutti rispettosissimi dell’ambiente. Indimenticabile Cala Luna, col suo arco perfetto di bianchissima rena e le sue grotte scavate dalla foce di un ennesimo fiume sotterraneo. Alle sue spalle, prima che la montagna torni ripida e erta, c’è una graziosa laguna d’acqua dolce recintata da un canneto: probabilmente il fiume sotterraneo ha trovato qui uno sbocco all’aperto.
     Davanti a noi, silenzioso, tranquillo, punteggiato di minuscole creste bianche, il mare respira in tutta naturalezza e libertà,
e noi con lui.  
                                                                                                     Stamebin