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Santiago - testo e foto di Alessandra e Stefano Carlesso
Pubblicato da Somadaj   
Lunedì 06 Ottobre 2008 00:00

 

Santiago

 

cattedrale_di_santiago b    Lo scrittore francese Francois Mauriac (1885 – 1970) definì il pellegrinaggio a Santiago una “Fiaba millenaria dello spirito” e di fatto da oltre dieci secoli migliaia di persone sono ogni anno in cammino. Uomini di tutti i paesi, di tutte le età, di ogni cultura, di tutte le religioni o di nessuna, percorrono il lungo cammino che conduce a Santiago de Compostela: un popolo unico, un mondo a sé stante, fatto di piedi in cammino, di luoghi incantati, di storie e leggende, credenze e preghiere.
     Ognuno chiede qualcosa: evadere, dimenticare, ritrovare, conoscere, ricominciare. È un desiderio di cambiamento interiore, alla ricerca di se stessi; è un atto di devozione, una scelta pensata, consapevole, fortemente voluta.
     Ma qualunque sia la ragione che spinge a partire, il cammino finisce con il coinvolgere tutto il tuo essere nello sforzo quotidiano dell’avanzare, negli incontri, nella bellezza dell’arte e dei paesaggi, negli infiniti chilometri percorsi in solitudine. È il fascino di Santiago: per un istante o per i lunghi giorni che dura l’andare, torni ad essere solo un pellegrino.
     Non c’è dubbio che chi decide di pellegrinare a piedi abbandona una serie di comodità, e non è niente; rinuncia ad alcune sicurezze, e presto si accorge che non sono esse a difenderlo; sceglie di vivere con poco e torna a credere che non è ciò che possiede a definirlo.
     Ma c’è qualcosa di diverso, che appartiene al pellegrino di oggi che sceglie questa soluzione: la rinuncia alla supremazia sul tempo e sullo spazio. Santiago è li, ad una o due ore d’aereo, raggiungibile in un niente. È lecito impiegare più di un mese per ciò che può essere preso in una manciata d’ore? Se l’uomo rinuncia alla potestà sul tempo e sulle cose, cosa ne sarà di lui?
     Nei secoli passati, prima di partire, i pellegrini facevano testamento: nessuno poteva dirsi sicuro del ritorno, trovandosi a sfidare innumerevoli pericoli. Oggi non è più così, ma ancora vivere dell’affidabilità in Dio è il dono quotidiano del pellegrino nei nostri giorni.
     Anche per questo, almeno una volta nella vita, è bene partire da soli. Nessun eroismo è richiesto, nessuna particolare resistenza, piuttosto una dedizione quotidiana, una perseveranza.  
Se hai deciso di vivere alla pari con il tempo e la natura, il sole, il vento, la pioggia; se hai potuto accettare i limiti, la lentezza di un lungo cammino, perché non prenderti anche quest’ultimo rischio, quello della solitudine? Da soli è più facile esaurire le risorse, incontrare la disperazione che conosce la vanità dell’agire, scendere alla fonte della propria gioia, anche invocare Dio sulla propria vulnerabilità.
     Per partire servono poche cose: uno zaino, un paio di scarponi, la credencial, che attesta che non sei un viandante qualunque e ti apre le porte dei rifugi e dei monasteri lungo il percorso. Diversi sono i cammini che portano “alla tomba di San Giacomo”, evangelizzatore e patrono di Spagna, nella lontana Galizia.
   1) Il cammino francese, da St. Jean Pied-de-Port e Roncisvalle (km. 775)
   2) Il cammino aragonese, dal passo del Somport (km. 856), che si unisce al primo nella città di Puente la Reina.
   3) Il cammino del nord, lungo la costa basca, da Irun (km. 874)
   4) Il cammino primitivo, da Oviedo (km. 300), il primo che raggiunse Santiago al momento della scoperta dei resti dell’Apostolo.
   5) Il cammino portoghese, da Lisbona (km. 606)
   6) La via de la plata, da Siviglia con una doppia opzione:   
       Sino ad Astorga (750 km.) proseguendo poi sul cammino francese per altri 250 km. fino a Santiago:
       Sino al paese di Granja de Moreruela (40 km. oltre Zamora) proseguendo sul cammino Sanabrés lungo i monti di Sanabria e Orense, nel sud della  Galizia, per un totale di 1000 km.
   7) Il cammino del levante da Valencia (1100 km.) che unisce il mediterraneo con l’Atlantico, tagliando in diagonale la penisola iberica. 
           
     Infine i cammini minori (il cammino inglese, la ruta della lana, la via dell’Ebro) che si uniscono ai principali nell’avvicinarsi a Santiago.
 
stefano_in_cammino b     Ho compiuto tre volte il pellegrinaggio a Compostela, due volte partendo da Lourdes, in Francia, la terza da Siviglia, lungo la via della plata e il cammino Sanabrés (anno 2004).
     La prima volta da Lourdes ho raggiunto il passo del Somport, e lungo il cammino aragonese mi sono unito al grande flusso di persone che percorre il cammino francese (anno 2002).
     La seconda partenza da Lourdes mi ha portato sui sentieri francesi sino a Irun, poi lungo il cammino del nord ad Oviedo ed al cammino primitivo (anno 2007).
     Tre esperienze diverse, sia dal punto personale perché affrontate in periodi importanti della mia vita, sia dal punto di vista pratico e logistico perché ho attraversato zone della Spagna completamente diverse fra loro.
     Compiendo i miei viaggi nel periodo delle vacanze estive, le difficoltà maggiori le ho incontrate da Siviglia risalendo verso il nord per il caldo insopportabile delle prime due settimane. In compenso le solitudini e la tranquillità di quei luoghi e la bellezza delle città che ho attraversato mi hanno ripagato di tanta fatica. 
     Il cammino del nord, al contrario, mi ha portato in luoghi che quasi mi sforzavo a considerare spagnoli per la quantità di verde e acqua (soprattutto piovana!!) che ho trovato. La presenza suggestiva del mare e dei panorami ad esso legati sono stati un po’ sviliti dal troppo turismo dei luoghi di villeggiatura, molto caotici nelle grandi città (S. Sebastian, Bilbao, Santander). Personalmente ho apprezzato più l’attraversamento delle Asturie, molto più tranquillo.
     Certamente questo cammino è impegnativo dal punto di vista fisico per i continui saliscendi che portano dall’attraversamento di spiagge al raggiungere colli e passi a picco sul mare, con salite e discese mozzafiato.
     In definitiva considero il cammino francese il più “tranquillo” sia come asperità che come clima, ed anche come ospitalità per i pellegrini. La grande pubblicità di questi ultimi anni fa che nel periodo estivo questo cammino sia molto affollato e che molte volte le giornate sii risolvano in una corsa al posto nei rifugi, svilendo un po’ il senso dell’andare, ma al momento le cose vanno in questo modo.
     Ritengo quello del pellegrinaggio a Santiago un’esperienza unica, da provare sicuramente per l’arricchimento ed il ricordo indelebile che lascia.  
     
                                                                                                                                        Stefano Carlesso