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primavera nel Parco Naturale di Portofino - di Luisella Forlano
Pubblicato da Somadaj   
Lunedì 25 Agosto 2008 00:00

 

Primavera nel Parco Naturale di Portofino

 

      Di solito si arriva a Camogli e si punta su Rapallo. Di lì si prende quella derivazione costiera che attraversa la fiorente Santa Margherita, prosegue per la soave visione fuggitiva di Paraggi, e ci porta a Portofino. Quante volte l’abbiamo fatto? E quante volte, se siamo riusciti ad arrivare fin lì senza che ci bloccassero per “troppo afflusso”, abbiamo insilato l’auto e siamo andati a bighellonare nel delizioso porticciolo?

     Questa volta l’itinerario era più serio, come è serio tutto ciò che riguarda un trekking. Si trattava di attraversare il fitto e frondoso promontorio quadrangolare che sta alle spalle del porticciolo, quello di cui, quando bighelloniamo fra le bancarelle e i negozietti, ignoriamo del tutto l’esistenza.
     Eppure c’è, ed è bello, vario, ricco di vegetazione, odoroso, un vero e proprio Parco Naturale che esibisce un angolo di natura protetta a pochi passi dalla costa più cementificata di tutta la Liguria. Così selvaggio, così defilato da ogni logica urbana che persino i Romani, quando tracciarono il percorso della Via Aurelia, lo lasciarono intatto sulla sinistra, preferendo abbandonare il mare e addentrarsi verso l’interno sbucando a Camogli.
     Il mio scopo era quello di collaudare le ginocchia (famigliarmente denominate “cocomerini”), che con gonfiori e dolori mi hanno a lungo tenuta lontana dalle salutari camminate. Ce la faranno i nostri eroi, cioè i cocomerini, a seguire l’itinerario senza stramazzare? E’ questo che mi chiedevo iniziando, zaino in spalla, il percorso.
     Da Camogli si sale fino alla frazione San Rocco (mt 221) e di lì si inizia la penetrazione sotto l’arco della cupola vegetale. Il nostro gruppo, dato il giorno festivo, era piuttosto numeroso, e al nostro se ne intersecavano molti altri, ma il silenzio del bosco è stato di rado disturbato. I sentieri che attraversano il parco naturale sono innumerevoli, c’è materia per fare almeno venti trekking. Alcuni si arrampicano fino alla vetta del Monte, altri puntano verso l’interno, altri ancora si protendono alla ricerca del mare. E’ un saliscendi continuo. La vetta più alta tocca 610 mt, ma tutt’attorno le alture si stendono secondo uno schema di dorsale varia e imprevedibile. E’ il trionfo della flora mediterranea. Passando ho visto non solo conifere come lecci, pinastri, pini marittimi, ma anche castagni, noccioli, qualche svettante scurissimo cipresso. Sotto la volta ombrosa, nei canaloni, si sentono scorrere ruscelli: si sale, si scende, si guadano piccoli corsi.
    Poter conoscere il nome di tutti i minuti fiori che fanno capolino in quel sontuoso sottobosco erbaceo sarebbe una bella soddisfazione! Mi accontento di aspirare quel forte profumo di spezie montane, di resina di pino, di crochi, di salmastro. A un certo punto fra i rami degli alberi vedo passare una vela, una vela rossa e bianca. Un miraggio? No, siamo giunti sull’estremo ciglio, il golfo del Tigullio si apre maestoso di sotto, ed ecco un’altra vela, altre vele, che ci sfilano davanti fra i rami, lontane ma quasi toccabili.
     Se prendessimo il sentiero in discesa si raggiungerebbe l’incanto di San Fruttuoso; ma per far ciò avremmo bisogno di almeno altre due ore di cammino; non si può far tutto, per cui il nostro itinerario si tuffa nuovamente nel verde fino a che raggiungiamo la parte più aperta e ventosa del promontorio. Un attraente viottolo lastricato percorre il lungo costone dove orti e giardini fanno concorrenza alla natura ancora selvaggia. Per una serie innumerevole di gradini di pietra e di terra si scende verso Portofino, dopo di che si risale (altre centinaia di gradini!) al Castello Brown, ed infine eccoci al Faro, dove davanti a noi c’è solo più il mare.
     Non nego che adesso la stanchezza comincia a farsi sentire; ma riesco a proseguire attraverso il lungo tratto boschivo che porta fino a Paraggi e poi a Santa Margherita senza dar mostra di particolare fiacchezza. Domani i muscoli gemeranno, ma per adesso tutto va bene. Il contrasto fra ciò che si siamo lasciati alle spalle e il civilissimo inurbamento è grande. Vorrei tornare indietro a rituffarmi nel bosco… ma non si può, il pullman è lì che ci aspetta.
     Tutto è stato così bello, così inatteso, che ho desiderato farne parte agli amici del GHILEAD. 
E magari ho lanciato un’idea per future gitarelle…
 
                                                                                                            La vostra   Stamebin