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escursionismo - testo e foto di GeoSergiulin e Carletta
Pubblicato da Somadaj   
Lunedì 25 Agosto 2008 00:00

 

Escursionismo

 

img_0161escursionismo1        Quasi tutte le strade che salgono verso le montagne finiscono in un piccolo paese, in una borgata, tra poche case a volte disabitate. E’ qui che dà principio il sentiero. Ed è qui che inizia il mio gioco, il gioco dell’escursionismo alpino.

     A dir la verità tutto comincia qualche giorno prima. Su di un tavolino, una cartina geografica spiegata e una raccolta di itinerari. La ricerca della via da seguire ed immaginare il percorso è quanto necessario ad un buon escursionista per poter intuire la strada da percorrere.
     Sulla cartina si controllano i sentieri segnati, la distanza della meta che si vuole raggiungere, il dislivello e il tempo necessario per l’intera gita.
     Le curve di livello, quelle linee indicate sulla carta distanziate da uguale quota, consentono di conoscere la pendenza del tragitto. Si possono anche rilevare le eventuali difficoltà dovute a tratti rocciosi, a tratti di ripidi prati, il possibile incontro con guadi di piccoli torrenti o la presenza di neve.
     Le caratteristiche del percorso consentono di decidere come attrezzarsi. Saranno necessarie pedule leggere o scarponi più pesanti per presenza di tratti innevati? Nello zaino sarà opportuno mettere il normale equipaggiamento, o inserire quanto necessario per un cambio di vestiario ed una maggior quantità di scorte di viveri? E poi saranno forse necessarie le racchette da neve? Tutto dipende dalla durata e dal tipo di escursione.
     Si può pensare ad una gita che duri anche più di un giorno. La sosta in un rifugio o in un bivacco fa parte del bagaglio dell’escursionista. Questo comporta il prepararsi per uno o più pernottamenti in mezzo alle montagne con la conseguente necessità di adeguarsi alla situazione.
img_3646escursionismo2     A questo proposito voglio ricordare come è diverso oggi il sostare in un rifugio alpino dove ormai si trova, quasi sempre, un’accoglienza moderna dotata di una certa comodità, a confronto dei rifugi degli anni ‘50. In alcuni non era possibile avere un pasto caldo ed era quindi necessario portare nello zaino più viveri con relativo maggior peso. Si dormiva nei letti a castello su semplici pagliericci, se non addirittura su fieno o paglia con coperte poco pulite dove, oltre la scritta C.A.I., era indicato “testa” e “piedi”. Ora è obbligatorio l’uso del sacco lenzuolo che, in genere, è in dotazione nel rifugio.
     Se è necessario pernottare in un bivacco, dove non esiste il gestore, alcune difficoltà esistono ancora. In questi casi sarà opportuno avere con se il sacco a pelo, i viveri necessari e anche un piccolo fornellino per prepararsi pasti caldi.
     Nel corso delle mie camminate giovanili l’arrivo a ora tarda in rifugio, conseguente al sabato ancora lavorativo, non permetteva di godersi appieno l’incontro con le montagne intorno. Poi al mattino, dopo aver poco dormito, ci si avviava in quota a completare la gita. Ora, invece, la libertà da pensionato – come pure per molti la disponibilità di godere dell’intera giornata prefestiva – permette di raggiungere il punto di sosta nella mattinata e rallegrarsi del mondo alpino per il resto del giorno, prepararsi con calma per l’attività prefissata.
     A questo proposito una frase di Guido Rey, alpinista e gran scrittore di letteratura alpina:
L’arrivo a un rifugio di alta montagna è una delle più dolci emozioni della vita alpina. La vista delle esili pareti in mezzo alla durezza delle rupi ispira un senso infinito di sicurezza e di pace: s’acquieta l’ansia della salita ed è sospesa l’inquietudine per il giorno a venire”.
     Oppure, per una notte trascorsa in un bivacco ad alta quota, una frase di Samivel, scrittore e pittore di montagna:
Tutto “……ruotava intorno alla minuscola conchiglia di latta dove riposavano gli uomini. La dentro c’era uno spazio addomesticato, ancora fremente di gesti umani. Nient’altro che cuori amici, una tenerezza delle cose fatte per essere usate dall’uomo.”
     E poi, infine, resta da esaminare prima della partenza la situazione meteorologica. Sarà opportuno la lettura dei bollettini del tempo il giorno antecedente l’escursione. Ormai sia dai quotidiani o tramite Internet è possibile essere aggiornati sul tempo con una garanzia notevole almeno per un breve periodo.
     Calzate le pedule e caricato lo zaino è ora di camminare. Ma non solo. Camminare bene, lentamente senza affanno è la cosa importante.
     Seguendo, quando esistono, i segnavia, quelle indicazioni realizzate con vernice su pietre o alberi, o andando appresso agli ometti di pietra, quei piccoli cumuli di sassi che qualcuno, prima di noi, ha voluto erigere per indicare il percorso più facile o più breve.
     Ma soprattutto è importante rivolgere lo sguardo a ciò che ci circonda. Saranno molte le cose ad attirare la nostra attenzione.
     I gruppi di baite che incontreremo, ad esempio, la loro struttura rustica che richiamerà la nostra attenzione. Pur se costruite senza particolari disegni prendono l’aspetto di evoluta architettura. (In una valle laterale della Val Sesia un gruppo numeroso di questi edifici è stato costruito con caratteristiche formazioni a schiera addossate e riparate dai fianchi dei monti).
img_3651escursionismo3     O saranno gli alberi, i fiori, gli animali selvatici, gli uccelli a cui prestare considerazione. Sarà quindi cura dell’escursionista adeguare la camminata a ciò che è intorno facendo poco rumore e movimento nel caso si incontrino gli animali selvatici.
     Quanto è bello e invidiabile vedere un camoscio passare vicino, saltare e salire velocemente lungo scoscesi canaloni e rocce senza segni di fatica o difficoltà.
     Un buon testo con le immagini, meglio se disegnate, di alberi, fiori e funghi servirà per conoscere meglio queste meraviglie della natura. Nulla di più poetico è incontrare un prato colmo di genziane blu o un campo costellato di bianchi e profumati narcisi. In un angolo del bosco, nascosti e ormai quasi introvabili, i mughetti. Distinguerli col loro nome latino e di conseguenza darsi arie di intenditore con i compagni di gita.
     Saranno anche le rocce e quanto in esse è nascosto che sarà oggetto del nostro sguardo. Anche la loro forma, piegata dal calore dell’eruzione, lavorata dall’acqua o dal ghiacciaio e levigata dal vento. Conterranno al loro interno cristalli di minerali e sarà interessante scoprirli ed esaminarli. (Sul grande ghiacciaio del Miage, alla base del Monte Bianco era, tempo fa, possibile trovare piccoli cristalli di quarzo ed osservarli contenuti nelle rocce trascinate dal ghiaccio).
     E comunque, ad attirarci verso le montagne dovrà essere tutto quanto è attorno, le alpi nella loro forma, la gioia della contemplazione della natura e di ciò che la natura in milioni di anni è stata capace di realizzare, anche se questo, a volte, può affaticarci e creare qualche problema fisico che sarà facile eliminare con l’allenamento facendo escursioni con una certa continuità.
     Tutto quanto precede non vuole essere solo una descrizione di una attività escursionistica ma vuole essere un invito: andiamo in montagna!!! E andiamoci sempre in compagnia affinché la gita escursionistica abbia anche una ragione di socializzazione e di conoscenza.
 
                                                                                            Geo Sergiulin