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la mia droga quotidiana
Pubblicato da Somadaj   
Domenica 02 Novembre 2008 00:00

 

la mia droga quotidiana

 

(Racconto di un giovane podista)     
 
      Ho iniziato la mia carriera podistica qualche anno fa, invogliato dal mio caro amico “barbiere” che ringrazio di vero cuore, in quanto ora vanto discreti risultati.
     Tutto iniziò per scherzo… Lui mi osservava sempre correre con grande grinta per le vie del mio quartiere, finché un giorno mi propose di partecipare ad una gara podistica nella sua società; io accettai volentieri, incuriosito e pronto alla competizione. Dopo aver provato qualche gara, correndo in prima fila da giovane cadetto a fianco del mio rivale più temibile, ovvero il mio gemello, decisi di iscrivermi nella società da vero podista. Lentamente, gara dopo gara, crebbe in me il desiderio di mostrare le mie qualità fisiche e spirituali entrambe tese verso la volontà di vincere “sempre”.
     In breve tempo la corsa, uno dei gesti più semplici e spontanei al mondo, mi tramutava in un essere diverso, capace di colpire in qualunque momento; intanto una strana sensazione invadeva il mio corpo e la potenza si riversava sull’asfalto. Questo, con il passare del tempo, creò in me un senso di “dipendenza”, come la droga nel sangue richiede un costante assorbimento, e la sua assenza procura una percezione di sofferenza e vuoto interno. Il dolore fisico rivela la mia dose quotidiana di esplosione interna, lasciando in me serenità e fierezza.
     Durante la gara rievoco mentalmente tutti quegli sforzi fatti in allenamento; questo serve da carburante, quando il corpo e’ “in riserva” e l’unico modo per non mollare e’ cercare di immedesimarsi in quegli attimi così logoranti.
     Al rientro a casa la sofferenza accumulata dallo sforzo fisico viene cancellata quando l’acqua calda della doccia accarezza i miei muscoli ed il corpo percepisce le gocce una dopo l’altra, non solo per ripulire la pelle, ma anche lo spirito, lasciandomi quella sensazione di benessere totale.
Per me la corsa è molto più dello sforzo fisico portato allo stremo; mette in atto prima di tutto un fattore psicologico fatto di tattica e astuzia, la stessa che ti consiglia quando attaccare o cedere.
Per fare tutto ciò bisogna conoscere se stessi, i propri limiti e soprattutto gli avversari con i loro difetti, ed in questo modo attaccarli, cogliendo le loro debolezze, rubando così quella posizione tanto sudata e in fondo meritata.
     Ogni gara è un’impresa a sé, unica e irripetibile, e questa consapevolezza mi da’ la forza di lottare, in un mondo abituato al benessere che molte volte rischia di diventare pigrizia, e che sempre meno si sforza di esercitare il gesto più bello in assoluto………………
     “LA CORSA”.
 
                                                                             Marco Dalessandro   VB IPSIA ZERBONI Torino