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Il sogno di Zeta
Pubblicato da Somadaj   
Domenica 15 Marzo 2009 12:23
 
Ghilead n° 55 vs – aprile 1998
 
 
    L’avevano messa li e basta. Non sapeva chi, non sapeva come, ma si trovava li, senza possibilità alcuna di protesta.
    Dove aveva sbagliato? Si sentiva la coscienza a posto e per quanto indagasse sul passato nulla pareva emergere di negativo nel suo agire trascorso. Anche di recente si era comportata seguendo scrupolosamente le regole del buon vivere civile tanto che qualcuno l’aveva persino pubblicamente lodata.
    E allora?
    Erano anni, ormai, che viveva come segregata. Qualche volta usciva, è vero, ma assai di rado, non come certe sue amiche che spesso neppure rincasavano a dormire.
    Troppo spesso era sommersa da una depressione che pareva profonda come la Fossa delle Filippine; scendeva, scendeva senza mai toccare il fondo, mentre la oscurità e l’angoscia si facevano dense come un muro.
    Non era più vecchia delle sue amiche, lo sapeva benissimo, solo che lei gli anni li sentiva tutti.
    Neppure brutta era. Sorrise ricordando i complimenti che quel signore sulla cinquantina le aveva rivolto ai giardini sotto casa invitandola un paio di volte ad uscire. “Bellezza!…” le aveva detto facendola arrossire dal piacere.
    E i giovani, i giovanissimi?
    Provava un moto di disagio ricordandoli. Da qualche anno a questa parte erano forse gli unici a farla uscire con una certa frequenza, a ricordarsi di lei nei loro fitti e a volte sconclusionati bla bla.
    Avrebbe dovuto esser felice, forse… ma non lo era, non lo era!
    Il suo sogno più grande, da sempre coltivato nel cuore, era quello invece di far parte di parole come lavoro, pace, felicità, amore…
    Non si sarebbe realizzato mai!
    Se almeno qualcuno avesse scritto del suo profondo disagio, del suo malinconico trascorrere dei giorni. Se qualcuno si fosse ricordato di lei...
                                                                                                                Ernesto Ceraulo "Somadaj"