Banner
Torino
Mer

7°C
Gio

3°C
Ven

6°C
dicembre 2018
lmmgvsd
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31 

Log-in





Designed by:
Andrea Borrelli www.uomochecorre.it

Franc...
Pubblicato da Somadaj   
Sabato 18 Ottobre 2008 12:17
Ghilead n° 9 ns – ottobre ’04

    Il lungomare era affollato, per non parlare poi della spiaggia e del mare stesso sino alle ondeggianti zattere colme di chiassosa gioventù. Oltre, gli amanti del windsurf colorano l'orizzonte con i petali rizzati sulle loro tavole.
Franc si strinse le spalle spalmandosi poi una manata sulla fronte per asciugare il sudore. Lui non amava la ressa, non l'aveva mai amata. Come amarla ora che aveva superato il giro di boa dei cinquanta?
Non era il senso di chiuso che essa poteva anche indurre, non era l'odore - a volte sgradevole - che nasce dalla miscela sudore-profumo, e neppure le migliaia di occhi che sapeva bene incuranti della sua anonima figura. Era piuttosto un rigetto per quello che lui considerava per lo più uno stupido, cieco, ottuso branco di sciocchi. Gente che si lasciava insensatamente prendere per il naso pur di non dedicare un po' di tempo alla mente, allo studio, alla riflessione, che non scorgeva le nubi che si stavano accumulando sopra il loro capo. Unico obiettivo apparente: Soldi, Sesso e Divertimento, quasi che la vita non potesse offrire frutti ben più appaganti.
    Il sole menava fendenti su fendenti colpendo indiscriminatamente giovani e vecchi, creature bellissime e veri scarafoni. Come facessero ad esporsi nudi - gli scarafoni, intendo - era cosa più incomprensibile del bla bla di Biscardi. Certo che quella pivellina distesa sul sasso del molo, con quei seni sodi e ritti a puntare il sole, gli dava un po' di giramento di testa. Ai suoi tempi, ne era certissimo, di creature così meravigliose non ne esistevano; almeno in così cospicua quantità.
    Mollando una secca pedata alla striminzita ombra di un palo segnaletico, tirò su profondamente dal naso e spinse i passi a riprendere più celermente il cammino. Cos'era venuto a fare sin quaggiù, in questo giorno di agosto, faticava a comprenderlo. Erano decenni, certo, che non vedeva il mare, che non ne udiva la voce nè percepiva il respiro sulla pelle, ma non era certamente questo il mese che gli era amico. Novembre, novembre era ormai il suo mese, e a novembre, se desiderava il mare, doveva tornare.

    Il treno che sferragliando lo riconduceva a casa era surriscaldato ed il divano che lo ospitava pareva di legno. Fortunatamente la vettura non era eccessivamente affollata, anzi. Agosto tratteneva ancora tutti sulla spiaggia.
Nello scompartimento che occupava solamente due erano le anime che gli tenevano compagnia; un anziano dall'aspetto distinto ed una vecchia signorina (chissà perché pensò che fosse ancora signorina. Ed anche bibliotecaria…) che rincantucciata accanto il finestrino pareva intenta a far scorrere fra le dita un rosario.
L'anziano era di media corporatura, con un volto sereno, disteso, predisposto al sorriso. Infatti fu il primo a pronunciar parola, un "buongiorno" caldo e suadente. Franc non si sentiva nelle migliori condizioni di spirito, perciò ricambiò il saluto ma si guardò bene di accompagnarlo con un sorriso. Era assai adirato con se stesso comprendendo ormai bene che il motivo che fin qui l'aveva condotto era l'assurda speranza di incontrare la bella biologa di Final Borgo incontrata mesi prima in pizzeria. Era un pazzo, dovette riconoscere, un povero pazzo che ancora navigava nel regno dei sogni.
    Il signore distinto e cortese scese a Fossano, quasi a cedere il posto a due giovanissime ragazze di colore. Fisico snello, gradevolmente sodo, all'apparenza, con un viso dolce e vellutato. Povere ragazze, si disse Franc immaginando quale fosse la loro destinazione.
La "bibliotecaria" si mosse e, raccogliendo una piccola borsetta di pelle nera, senza guardare in volto nessuno e senza salutare, se la strinse al petto uscendo con passo legnoso dallo scompartimento.
Le due ragazze parlavano fitto fitto in una lingua straniera - troppo straniera, pensò – e di tanto in tanto si voltavano verso lui guardandolo fisso e sorridendo. Belle erano belle, ma con le puttane no, non sarebbe mai andato. Si spostò prendendo posto accanto al finestrino, osservando il verde macchiato qua e la da colore che fuggiva veloce. Sfumando gradualmente divenne quasi nero, mentre lontane, pallide e fredde luci cominciavano a brillare. Era quasi arrivato. Era arrivato.
    Si alzo contemporaneamente alle ragazze. Non aveva immaginato fossero tanto alte… Sfiorò, rabbrividendo turbato, il braccio di una di esse. Si voltò a sorridere come chiedendo scusa, e si perse in due profondissimi occhi di gazzella. Era vicinissimo e ne assorbì il profumo. Era…. strano, forse, gli pareva diverso da quello conosciuto nei suoi tanti anni di vita affettiva. Forse strano, ma gradevole, concluse ispirando intensamente.
    Percorse a passo svelto la vettura dirigendosi verso il fondo dov'era lo sportello dell’uscita mentre il cuore riprendeva lentamente il normale ritmo di battute.
La "bibliotecaria" scese davanti a lui…

    Spinse la porta, accese la luce, accostò l'unica seggiola al tavolo; carta e penna erano ancora li ad attenderlo. Non aveva oggi incontrato la bella e dolce biologa di Final Borgo, ma era certo di aver raccolto in se materiale a sufficienza per colmare almeno una pagina e mezza...
 
                                                                                                                     Ernesto Ceraulo "Somadaj"