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Luna tu...
Pubblicato da Somadaj   
Martedì 23 Settembre 2008 19:08
Ghilead n° 37 vs – febbraio 1996

    Può anche sorridere la Luna con quella sua faccia sfolgorante, non mi lascerò incantare di certo. Non sono più un ragazzino di primo pelo e le sdolcinate, melense smancerie che ammiccando sollecita mi provocano brividi di disgusto.
    I gattini tète-a-tète sul tetto, gli innamorati che fan le fusa sulla panchina del parco, l’altalena con la vaporosa, cappelluta e meravigliosa Lei che svolazza alla Peeter Pan “indorata” soffusamente e velatamente, con estrema grazia e poesia, da Ella divina in persona…… Bleeek!
Miele, appiccicoso miele a quintali! Ma il miele mi piace spalmato sulle tartine imburrate, no di certo sugli occhi, sul cuore, sulla mortadella.
    Sapete cosa scriveva Robespierre riguardo l’influenza della luna sulla parte di caramelloso buonismo che tentava di corromperlo? Bene, amici, ed era proprio questo giudizio, estremamente preciso e calzante, che consentì al tosto rivoluzionario di finire sui testi di storia, ed è ad esso che dobbiamo avvicinarsi con la dovuta dose di umiltà.
    La Luna, romantica e struggente creatura per eccellenza, rossa o pallida che sia, può incantare solamente chi rifiuta di usare la propria capacità di ragionare, chi ama vivere nell’illusione e nell’utopia.
    Una domanda che mi sono rivolto spesso (per meglio comprendere di domande occorre rivolgersene parecchie) osservando i suoi paciosi lineamenti è questa: perché mai, da tempo immemorabile, offre al nostro sguardo sempre e solo la medesima faccia? Una faccia luminosa, sorridente, rassicurante; un volto sereno e “illuminante” che fa palpitare i cuori e sospirare amanti. Vi è in tutto questo una ragione ipocrita? Quali saranno le sembianze occulte? Cosa nasconderà mai nella notte?
    Non ritengo proprio siano cose belle e buone, altrimenti necessità alcuna vi sarebbe di nascondere tanto ostinatamente una metà di se. Temo piuttosto che la sua faccia nascosta celi un mare di “monnezza”, un mare di discariche abusive (magari tossiche) che alieni privi di scrupoli hanno da millenni silenziosamente coltivato grazie alla sua colpevole complicità.
    D’altra parte cosa ci si può attendere da chi vive solamente di luce riflessa?…
    Si, anche questa è una amara ma inconfutabile verità: luce riflessa è quella che pavoneggiando ci mostra, luce “rubata” al sole e presentata quasi fosse propria ai confusi è dolenti esseri umani.
Si può essere più sottilmente scaltri e ruffiani? Farsi bella con la luce degli altri!…

    Altera, misteriosa, irraggiungibile; per secoli ha fatto impazzire poeti e fanciulle in fiore che l’hanno innalzata ancor più, se possibile, portandola dai 384ooo km. mediamente concessasi nella stretta ellissi, su su, sino all’Olimpo degli Dei.
“Tu, che mi sorridi verde luna” gorgheggiava estatico un ignoto adoratore del 600, e con lui una infinità di cantori a far da eco con stornelli e odi.
    Già nel 4000 a.c. i Pullansapiens l’adoravano più del sole stesso dedicandole eccelsi fioretti operettistici e sacrifici vegetali. Si racconta di tal Mimmus di Tavernaux, ciabattino alla corte di Re Artù e discendente diretto di detti Pullansapiens, che nelle notti di luna piena - e straordinariamente anche solo di mezza - usava vagare fra i muniti torrioni di castelli bretoni soffiando e risoffiando a pieni polmoni in un corno (strumento di ottone lucidato di origine vichinga) dal particolare timbro sonoro.
    Si dice che Re Artù soprassedesse dal farlo scuoiare vivo solo grazie alla intercessione della potente Congregazione dei Carmelitani Calzi, timorosa di dover ben presto finire come i poveri fratelli Scalzi.
    Ma non sempre fortunati furono i suoi adoratori. Negli anni recenti i “Lunatici” (così chiamati per aver la testa dimorante nel nostro satellite) furono rinchiusi e condannati a lenta autodistruzione in tetri casermoni detti “Manicomi”, fra le cui spesse mura non di rado si manifestarono episodi di violenza, fisica e non.
    Notevoli tracce di dette carceri esistono ancora in quel di Collegno, ridente agglomerato urbano ormai fagocitato da Torino, pur se lavori di restauro e parziale riutilizzazione ne hanno in parte cancellato la tetra immagine originaria.
    Con la “legge Basaglia”, approvata nel 1978, i manicomi si sono trasferiti nelle singole abitazioni dei parenti più stretti dei “Lunatici”...
    La Luna esigeva così dai suoi adoratori lacrime e sacrifici di vite umane, quasi fosse invidiosa di quelle immolate nei secoli passati sull’altare del dio Sole.

    Un’altra cosa che di lei mi piace poco è che nasconde con cura la sua identità.
    E’ una “costola” della terra oppure qui è giunta da chissà dove? Terrestre o extraterrestre è la sua origine? Teorie, congetture. Nessuna risposta certa.
    Mi fido poco di lei. Anzi, non mi fido per niente, tanto più che dimostra di possedere nei nostri riguardi poteri non proprio da sottovalutare. Va beh con le maree (sono pure utili, purché non abbia ad esagerare) e l’imposizione di quando imbottigliare, ma la Licantropia proprio non la sopporto! E’ mai possibile che nelle notti di luna piena il nostro “MegaGalattico Presidente” debba essere incatenato al termosifone? E se al mattino c’è una gara, i numeri chi li da?
    Sono cose, queste, che fanno veramente male al cuore, indipendentemente dalla intensità, piccola o grande che sia, dei nostri sentimenti.

    Che sia tanto bella, poi… L’avete mai osservata bene? Una “faccia da giostra” - quando non ci presenta il suo scavato profilo - con una carnagione pallidissima (salvo nel periodo detto “del vino”, quando diventa persino rossa…), secca e butterata da far paura. Lo credo bene che la sua verginità sia durata tanto a lungo (sino alle quattro e 57 del 21 luglio ’69. Amstrong, per la precisione. Giulio Verne comprese per tempo e badò bene di non avvicinarsi personalmente troppo a lei).
    Quando, ragazzino colmo di sogni e speranze, sospiravo e gemevo vedendo in Lei riflesso il volto dell’amore, mai avrei immaginato la doppiezza della sua identità. Quanti anni persi con il naso volto all’insù nell’attesa d’un cenno di assenso, di una furtiva strizzatina d’occhio che mi facesse intendere che Lei si, Lei era benignamente intervenuta presso il cuore dell’amata volgendolo a me.
    Bugiarda, bugiarda; nulla che altro non fosse un piatto sorriso, “splendente e illuminante”, rubato al dio Sole!
    Il tempo è galantuomo, si dice, così che aiuta molti a comprendere la necessità di risvegliare le sopite facoltà mentali, a maturare onde farsi ragione di tante incognite e misteri. Nel piccolo della mia mente mi dibatto per raggiungere questi obiettivi, e l’invito che nel caso mi sento di porgere a chi queste righe legge è uno soltanto: prestiamo più della massima attenzione quando, stregati dalla magica atmosfera che la Luna ad arte sa poeticamente creare, sentiamo friggere dentro noi inconfessabili e struggenti desideri!…
 
                                                                                                                   Ernesto Ceraulo "Somadaj"