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L'albero centenario
Pubblicato da Somadaj   
Sabato 13 Settembre 2008 18:55
Ghilead n° 60 vs – gennaio 1999

    Si alzò più presto del solito – o, almeno, così gli sembrò – quel giorno.
Ricordava di un mucchio di cose da fare e lui non era abituato a mancare agli appuntamenti. Si stiracchiò con voluttà le membra un po' intorpidite e, oplà, in un attimo fu giù dal letto.
    Si affacciò a sbirciare che aria tirava. “Splendido”, pensò, “neppure una nube”; e sorrise soddisfatto nella consapevolezza d'una giornata piena e gratificante. Gonfiò il petto con un profondo respiro caricando di energia ogni muscolo: avrebbe fatto certamente un ottimo lavoro!

    Il raggio di sole si fece strada nella fredda oscurità sciogliendola lentamente con il suo tepore e scese, scese sino a raggiungere il verde tappeto della terra e le azzurre acque del mare. La gelata giornata dicembrina parve come percorsa da una scarica elettrica e rispose ad essa accendendo di vita ogni cosa.
    Il vecchio albero si contò sconsolato le foglie che pendule tremavano al respiro del vento: ottantasette. Non erano granché, ma chissà che quest'anno non bastassero per battere quell'odioso e petulante Acero suo dirimpettaio.
“...quattro...nove...quattordici...trentasette...”. Era quasi pelato, lui, ah ah ah ah.
    Una folata più forte fece scricchiolare gli ossuti e freddi rami. Le articolazioni non erano più quelli di una volta, lo sapeva bene, e ad ogni inverno i timori parevano accrescersi.
    “Perderò qualche pezzo? Sopravvivrò al vento e al gelo? Tornerò in primavera maestoso e bello?”. La paura più grande era che LUI pensasse un giorno che vecchio così non servisse ad altro che ad alimentare il fuoco di una stufa.
    Rabbrividì risentendo in se l'orribile urlo della motosega che poco distante mesi prima aveva tranciato un giovane abete all'apparenza bellissimo. Non poteva far nulla lui: solo continuare a lottare per conservarsi in vita, per non cedere al sottile anestetizzare dell'inverno.
    Il tiepido raggio di sole lo sfiorò senza degnarlo d'uno sguardo e si spiaccicò sul bianco muro di una casa. La giornata era bellissima, ma fredda; tanto, tanto fredda.
    Perché mai quel raggio di vita non aveva scelto lui ma invece preferito accarezzare quell'inanimato mucchio di mattoni? Ora, era ora che aveva necessità di sentire su se attenzione e calore. Sarebbe giunta l'estate anche per lui se solo avesse superato l'inverno, ne era certo, e sarebbe ritornato bello e forte come un tempo.
    Non si sentiva finito; solamente troppo spesso inutile, troppo spesso stanco in quella solitudine così dura a mandar via. Se gli fosse stato possibile scalzare le profonde radici che lì lo tenevano inchiodato per spostarsi un po' più in la!…

    Il tiepido raggio di sole si allontanò ancor più da lui. Scivolò sulla bianca superficie, per un attimo si riflette con un bagliore sui tersi vetri di una finestra, poi scomparve risalendo verso il cielo.
    Si colorò di rosso l'imbrunire mentre fredde luci artificiali si accendevano qua e la a combattere la notte.
    Il sole chiuse, senza sbatterla, la porta, e con soddisfazione si lasciò scivolare sulla poltrona.
    Era stata una operosa giornata di lavoro, la sua, e la consapevolezza dei positivi risultati ottenuti gratificò pienamente il suo animo.
    Distese le gambe sul tappeto e distrattamente cliccò sul telegiornale;
“...Torino: albero centenario scivola al suolo dopo essersi inspiegabilmente trascinato per una trentina di metri. La Polizia ritiene il fatto opera di una banda di buontemponi...”.
 
                                                                                                                  Ernesto Ceraulo "Somadaj"